Vedete come il profondo, divino pensiero demolisce i secoli ed i millenni, e si fa presente attraverso tutte le età. L’ammaestramento di Cristo è meno efficace ora di ciò che fosse quando per la prima volta la sua bocca lo pronunziò? L’impressione scultoria di fatti e di persone sulla mia anima ha nulla a che fare col tempo. E così sempre, la scala dell’anima è una e quella dei sensi e dell’intelligenza è un’altra. Davanti alle rivelazioni dell’anima, il Tempo, lo Spazio e la Natura si ritraggono. Nel discorso comune, noi riferiamo tutte le cose al tempo, come abitualmente riferiamo le stelle sparse ad una sfera concava. E così diciamo che il Giudizio è lontano o vicino; che il Millennio s’avanza; che il giorno di certe riforme politiche morali o sociali è prossimo, e simili; quando noi vogliamo significare che, nella natura delle cose, uno dei fatti che noi contempliamo è esterno e fuggitivo, e l’altro è permanente e connaturato con l’anima. Le cose che noi stimiamo prestabilite, si staccheranno una per una come frutti maturi, dalla nostra esperienza e cadranno. Il vento le sospingerà chissà dove. I paesaggi, le figure, Boston, Londra, sono dei fatti così fuggitivi come qualsiasi istituzione passata o qualsiasi velo di nebbia o di fumo: e così è la società, e così è il mondo. L’anima guarda fermamente innanzi, creando un mondo davanti ad essa, lasciando dei mondi dietro di sè. Essa non ha date, non ha riti, non ha persone, non ha preferenze, non ha uomini. L’anima conosce solamente l’anima; tutte le altre cose non sono che oziosi veli per la sua veste.
L’importanza del suo progresso deve computarsi secondo la sua propria legge e non secondo l’aritmetica. I progressi dell’anima non sono fatti a gradi, che potrebbero rappresentarsi con il movimento di una linea retta; ma piuttosto a progressivi sviluppi, che potrebbero rappresentarsi con la metamorfosi — dall’uovo al verme, dal verme alla mosca. Le progressioni del genio sono di un certo carattere universale che non solleva l’individuo eletto prima al disopra di Giovanni, poi d’Adamo, e poi di Riccardo, e dà a ciascuno il dolore di un’inferiorità manifesta; ma per mezzo d’ogni laborioso progresso l’uomo si espande dove egli lavora, passando ad ogni impulso sopra classi e popolazioni di uomini. Ad ogni divino impulso lo spirito rompe la sottile corteccia del visibile e del finito, e sguscia nell’eternità, ne inspira ed espira l’aria. Esso conversa con le verità che sono sempre state dette nel mondo, e si fa conscio di una più intima simpatia con Zenone ed Ariano che con persone della sua casa.
Questa è la legge dell’acquisizione morale e mentale. I semplici si innalzano, come per leggerezza specifica, non ad una particolare virtù, ma nella regione di tutte le virtù. Essi vivono nello spirito che tutti li contiene. L’anima è superiore a tutte le peculiarità dei nostri pregi morali. L’anima richiede purezza, ma non quella tal nostra purezza; richiede giustizia, ma non quella tal nostra giustizia; richiede beneficenza, ma essa è qualche cosa di meglio; cosicchè quando tralasciamo di parlare di natura morale, noi sentiamo una specie d’inclinazione e di convenienza a sollecitare una virtù, che essa c’impone. Poichè all’anima, nella sua pura attività, tutte le virtù sono naturali, e non faticosamente acquisite. Parlate al cuore dell’uomo, ed egli diventa subitaneamente virtuoso.
Nello stesso sentimento si trova il germe del progresso intellettuale, che ubbidisce alla stessa legge. Coloro che sono capaci di umiltà, di giustizia, d’amore, d’aspirazioni, si trovano già ad un livello, che domina le scienze e le arti, l’oratoria e la poesia, l’azione e le buone disposizioni. Perciò coloro che dimorano in questa beatitudine morale si ripromettono di già quegli speciali poteri che gli uomini sì altamente stimano, allo stesso modo che l’amore apprezza tutte le doti dell’oggetto amato. L’amante non ha talento, non ha abilità, che conti per nulla presso la sua innamorata, per poco ch’essa possegga facoltà correlative. E il cuore, che si abbandona allo Spirito Supremo, si trova in relazione con tutte le sue opere, e giungerà per una strada regale alle particolari conoscenze ed ai poteri particolari. Perciò ascendendo a questo sentimento primario ed aborigeno, noi siamo venuti istantaneamente dalla nostra rimota stazione posta sulla circonferenza al centro del mondo, dove, come nel gabinetto di Dio, noi vediamo le cause, e preveniamo l’universo, che è se non un lento effetto.
Un modo del divino insegnamento è l’incarnazione dello spirito in una forma — in forme simili alla mia. Io vivo in società, con persone che corrispondono a pensieri della mia propria mente od esternamente esprimono a me una certa ubbidienza ai grandi istinti per i quali vivo. Io vedo la sua presenza in essi. Io ho la certezza dell’esistenza di una natura comune; e queste altre anime, questi separati me stessi mi attirano come null’altro può. Essi eccitano in me le nuove emozioni che noi chiamiamo passioni; quelle dell’amore, dell’odio, del timore, dell’ammirazione, della pietà; donde provengono la conversazione, la competizione, la persuasione, le città, la guerra. Le persone sono supplementari all’insegnamento primario dell’anima. Nella giovinezza noi andiamo pazzi per gli uomini individui. L’infanzia e la giovinezza vedono tutto il mondo in quelli. Ma una maggiore esperienza scopre in tutti l’identità della natura. Infatti sono appunto le persone che ci apprendono l’impersonale. In ogni conversazione fra due persone nasce un tacito richiamo ad una comune natura, come se fosse una terza persona. Questa terza parte o natura comune non è sociale; è impersonale; è Dio. Così nei gruppi dove la discussione è ardente ed intenta a gravi questioni di pensiero, i componenti il gruppo s’avvedono della loro unità; s’avvedono che il pensiero si innalza ad un’eguale altezza in tutti gli spiriti, che tutti hanno in ciò che vien detto la stessa proprietà spirituale di colui che dice. Essi divengono più saggi di quanto non lo fossero. Orbene questa unità di pensiero si innalza al disopra di essi come un tempio in cui ogni cuore batte con un più nobile senso di potere e di dovere, e pensa ed agisce con un’insolita solennità, e dove tutti sono consci di raggiungere un più alto dominio di se stessi. Essa brilla per tutti. Vi è una certa saggezza umana che è comune ai più grandi uomini ed ai più piccoli e che la nostra ordinaria educazione spesso si sforza di tacitare ed ostruire. Lo spirito è uno solo, e gli spiriti migliori che amano la verità per se stessa, la accettano riconoscenti ovunque, e non la classificano nè la segnano con il nome di alcun uomo, perchè essa è loro da molto tempo prima; dall’eternità. Gli uomini còlti e gli studiosi non hanno alcun monopolio della sapienza. La violenza del loro indirizzo in un certo modo li rende incapaci di pensare secondo verità. Noi siamo debitori di molte osservazioni di valore a persone che non sono molto acute o profonde, e che dicono senza sforzo la cosa di cui manchiamo e che noi abbiamo per lungo tempo cercata invano. L’azione dell’anima esiste più spesso in ciò che è sentito ed inespresso, che in ciò che è detto nelle conversazioni. Essa aleggia sopra ogni società e noi inconsciamente la ricerchiamo l’uno nell’altro. Noi meglio sappiamo di quello che operiamo. Noi non possediamo ancora noi stessi, e sappiamo allo stesso tempo di essere molto di più. Molto spesso io sento nelle mie volgari conversazioni coi miei vicini questa verità: che qualche cosa più alto di noi osserva i nostri scherzi, e che dietro a ciascuno di noi Giove saluta Giove.
Gli uomini tendono ad incontrarsi. Nelle loro occupazioni abituali e volgari della vita, per le quali abbandonano la loro nobiltà nativa, essi somigliano a quei seicci Arabi, che abitano in case basse, affettando una povertà esteriore per sfuggire alla rapacità del Pascià, e racchiudono lo sfoggio della loro ricchezza nell’interno delle loro ben custodite dimore.
Come l’anima è presente in tutte le persone, così è presente in ogni periodo della vita. Essa è adulta di già nel bambino. Nei rapporti con il mio bimbo, il mio Latino e Greco, la mia coltura ed il mio denaro, mi servono a nulla, ma mi serve l’anima. Se io sono capriccioso, egli mette il suo capriccio contro il mio, uno contro uno, e lascia a me, se lo voglio, l’avvilimento del batterlo con la superiorità della mia forza. Ma se io rinuncio al mio capriccio ed agisco con l’anima, mettendo essa come arbitra fra noi due, essa appare ai suoi occhi ed egli la riverisce e l’ama con me.
L’anima percepisce e rivela la verità. Noi conosciamo la verità quando la vediamo; dicano gli scettici ed i burloni ciò che vogliono. La gente sciocca, quando voi avete detto ciò che loro non piace di udire, vi domanda: «Come sapete voi che ciò è vero, e che non è un vostro errore?» Noi conosciamo la verità quando la vediamo, come sappiamo di essere svegli quando siamo svegli. V’è una grande sentenza di Emanuele Swedenborg, che da sola basterebbe ad indicare la grandezza della sua percezione: «Non è prova dell’intelligenza di un uomo il suo poter affermare ciò che gli piace; ma il poter discernere che ciò che è vero è vero, e che ciò che è falso è falso, è il segno ed il carattere dell’intelligenza». Nel libro che io leggo, il buon pensiero mi rispecchia, come ogni verità, l’imagine completa dell’anima. Ad ogni cattivo pensiero che io vi trovo, l’anima stessa diventa una spada, che infrange quell’imagine. Noi siamo più saggi di quel che non crediamo. Se non interporremo il nostro pensiero, ma agiremo francamente, e vedremo come la cosa sia sita in Dio, conosceremo quella particolare cosa ed ogni cosa ed ogni uomo. Perchè il Fattore di tutte le cose e di tutte le persone sta dietro di noi, e getta attraverso a noi la sua terribile omniscienza sopra di esse.
Ma oltre a questa conoscenza dei particolari passaggi dell’esperienza individuale, la super-anima rivela anche la verità. E qui dovremmo cercar di rinvigorirci con la sua stessa presenza, e parlare con un più degno e più alto tono del suo avvento: poichè il partecipare dell’anima della verità, è il più grande evento in natura, ed in tal caso quella non dà qualcosa di se stessa, ma si concede intera o s’incarna e diventa l’uomo che essa illumina, o toglie di lui in proporzione di quella verità che egli riceve.
Noi indichiamo gli annunzi dell’anima, le sue proprie manifestazioni naturali con il nome di Rivelazione. Esse sono sempre accompagnate da un vigoroso sentimento del sublime, poichè la comunicazione dell’anima è un influsso della mente divina nella nostra mente. È un riflusso del ruscello individuale davanti alle impetuose onde del mare della vita. Ogni distinta intelligenza di questo potere centrale agita gli uomini con timore e delizia. Un brivido passa in tutti gli uomini nel ricevere una nuova verità o nel compiere una grande azione, che sorga dal cuore della natura. In queste comunicazioni il potere di vedere non è separato dalla volontà di fare, ma la conoscenza procede dalla sottomissione, e la sottomissione procede da una lieta percezione. Ogni momento in cui l’individuo si sente invaso da essa, è un momento memorabile. Per necessità della nostra costituzione, io credo, un certo entusiasmo accompagna la consapevolezza individuale di quella divina presenza. Il carattere e la durata di questo entusiasmo variano, a seconda dello stato dell’individuo, da un’estasi e rapimento ed ispirazione profetica, — che sono la loro forma più rara — al più debole ardore di un sentimento virtuoso, nella quale forma esso riscalda, come i nostri focolari domestici, tutte le famiglie e le associazioni d’uomini e rende possibile la società. Una certa tendenza verso l’insania ha sempre accompagnato il sorgere del sentimento religioso negli uomini, come se questi fossero «abbagliati da un eccesso di luce». I rapimenti di Socrate; la conversione di Paolo; la visione di Porfirio; l’aurora di Behmen; le violenze di Giorgio Fox e dei suoi Quaccheri; l’ispirazione di Swedenborg; sono di questa specie. Ciò che in queste persone rimarchevoli fu un’estasi, in innumerevoli casi della vita comune fu cosa di minor conto. Ovunque, la storia della religione lascia intravedere una tendenza all’entusiasmo. I rapimenti dei Moravi e dei Quietisti; il sorgere del profondo significato del Verbo nel linguaggio della nuova Chiesa di Gerusalemme; il risveglio delle Chiese Calvinistiche; le esperienze dei Metodisti, sono varianti forme di quel brivido di timore e di delizia, con il quale l’anima individuale si mescola con l’anima universale.