Qual’è il fondamento dell’interesse, che tutti gli uomini provano per la storia greca, le lettere, l’arte, la poesia, in tutti i suoi periodi, dall’età eroica ed omerica, fino alla domestica vita degli spartani e degli ateniesi, quattro o cinque secoli più tardi? Questo periodo ci attrae perchè noi siamo greci. Esso è uno stato attraverso il quale ciascun uomo in qualche modo passa. Il periodo greco è l’êra della natura corporea, della perfezione dei sensi, della spirituale natura svelata in istretta unità col corpo. In ciò esistettero quei corpi umani, che provvidero allo scultore i modelli di Ercole, Febo e Giove; non certo tali sono le figure che abbondano nelle strade delle moderne città, in cui v’è un confuso tentativo di lineamenti ed in cui le orbite sono così formate, che sarebbe impossibile agli occhi di guardar di sbieco e di lanciar sguardi da una parte o dall’altra, senza volgere interamente il capo.
I costumi di quell’età sono schietti e fieri. Si rende pubblicamente onore per personali qualità, per il coraggio, l’accorgimento, la padronanza di sè, la giustizia, la forza, la rapidità, la voce tonante, il petto ampio. Il lusso non è conosciuto, così l’eleganza. La popolazione sparsa e il bisogno rende ciascun uomo servitore di se stesso: cuoco, macellaio e soldato; l’abito di provvedere alle proprie necessità educa il corpo a meravigliose azioni.
Tali sono gli Agamennoni e i Diomede di Omero e non molto diversa è la descrizione che Senofonte fa di se stesso e dei suoi compagni nella Ritirata dei Diecimila: «Dopochè l’armata ebbe attraversato il fiume Teleboa nell’Armenia, lì cadde molta neve e le truppe giacquero miserevolmente sulla terra, coperte da essa. Ma Senofonte s’alzò ignudo e, presa una scure, cominciò a spaccar legna; allora gli altri pure s’alzarono e fecero lo stesso». In tutto il suo esercito pare vi fosse un’illimitata libertà di parola. Essi vengono a contesa per il bottino; discutono con i generali ad ogni nuovo ordine e Senofonte è linguacciuto come alcun altro e più linguacciuto che i più, e rende pane per focaccia. Chi non vede che questa è una truppa di grandi ragazzi con lo stesso codice d’onore e la stessa rilassata disciplina?
La superba bellezza dell’antica tragedia e di tutta la letteratura consiste in ciò, che i personaggi parlano semplicemente, come persone dotate di molto buon senso, prima ancora che la riflessione sia divenuta l’abito predominante della mente. La nostra ammirazione per l’antico non è ammirazione del «vecchio», ma del «naturale». I greci non sono riflessivi, ma sono perfetti nei loro sensi, perfetti nella loro salute, con la più sottile organizzazione fisica del mondo. Adulti operano con la semplicità dei bambini. Essi facevano vasi, tragedie, statue, guidati dall’equilibrio perfetto dei loro sensi, vale a dire con buon gusto. Tali cose si continuarono a fare in tutte le età ed anche ora, dovunque esista un fisico vigoroso; ma come una classe, per la loro superiore organizzazione, essi hanno superato tutti. Essi fondono insieme l’energia della maturità colla seducente incoscienza della fanciullezza, e la nostra reverenza per essi è reverenza per la fanciullezza. Nessuno può pensare ad un atto inconscio o con compatimento o con disprezzo. Bardo od eroe, nessuno può guardar dall’alto la parola od il gesto di un fanciullo. Esso è grande come loro. La seduzione dei loro costumi è tale, perchè essi appartengono all’uomo e sono da esso conosciuti, per esser stato, ciascuno uomo, fanciullo un tempo, e perchè ci sono individui che serbano tali caratteristiche. Una persona dotata di genio fanciullesco e di innata energia è ancora un greco e rivive il nostro amore per la musa dell’Ellade. Un grande fanciullo ed una grande fanciulla, di buon senso, sono greci. Bello è l’amore della natura in Filottete, e nel leggere quelle sottili apostrofi al sonno, alle stelle, alle roccie, alle montagne, alle onde, io sento il tempo trascorrere come un rifluente mare. Io sento l’eternità dell’uomo, l’identità del suo pensiero. Il greco ebbe, così pare, gli stessi compagni, che io ho. Il sole e la luna, l’acqua ed il fuoco, incontrarono il suo cuore precisamente come questi incontrarono il mio. Allora la vantata distinzione fra greco ed inglese, fra scuola classica e romantica, appare una pedante e superficiale distinzione. Quando un pensiero di Platone diviene pensiero mio, quando una verità che divampò nell’anima di Pindaro, divampa nella mia, il tempo è più nulla. Quando io sento che noi due c’incontriamo in una percezione, che le nostre due anime sono tinte dello stesso colore, e si fondono in una sola, perchè dovrei io misurare i gradi di latitudine e contare gli anni d’Egitto?
Lo studente interpreta l’età della cavalleria mediante la sua propria età della cavalleria e le avventure di mare e di circumnavigazione, mediante la sua propria parallela esperienza in miniatura. Per la consacrata storia del mondo egli ha la stessa chiave. Quando la voce d’un profeta, dagli abissi dell’antichità, è semplicemente eco d’un sentimento della sua propria infanzia, d’una preghiera della sua propria giovinezza, egli allora giunge alla verità attraverso la confusione delle tradizioni e la caricatura delle istituzioni.
Rari, bizzarri spiriti vengono a noi di tempo in tempo che ci rivelano nuovi fatti della natura. Io vedo che gli uomini di Dio hanno sempre camminato tra gli uomini ed hanno fatto sentire nel cuore e nell’anima del più comune uditore, la loro missione. Onde, evidentemente, il tripode, il sacerdote, la sacerdotessa, furono ispirati dal divino afflato.
Gesù meraviglia e soggioga un popolo sensuale. Essi non possono unire lui alla storia e riconciliarlo con se stessi, ed allora s’apprestano a venerare le loro intuizioni e ad aspirare alla vita santa, mentre la loro stessa devozione spiega ogni fatto ed ogni parola.
Come facilmente le vecchie adorazioni di Mosè, di Zoroastro, di Socrate, di Meno, s’adagiano nella mente. Io non posso trovare in esse alcuna antichità. Esse sono tanto mie quanto loro.
Io ho visto il primo monaco ed anacoreta, senza traversare mari e secoli. Più d’una volta qualcuno è apparso a me, pregando in nome di Dio, così trascurante del lavoro, così imponente nella sua contemplazione, come se rincarnasse, nel XIX secolo Simeone lo stilista, la Tebaide ed il primo Cappuccino.
L’arte sacerdotale dell’est e dell’ovest, del Bramino, del Druido e dell’Inca, viene spiegata nella privata vita di ciascun individuo. L’influenza che un rigido formalista ha su un ragazzo, reprimendo i suoi spiriti ed il suo coraggio, paralizzando la sua intelligenza, senza produrre indignazione, ma timore ed obbedienza ed anche simpatia verso il tiranno, è un fatto familiare, chiaro al ragazzo quando diviene uomo e quando vede che l’oppressore della sua giovinezza è egli stesso un ragazzo, dominato da quei nomi, da quelle parole, da quelle forme, della cui influenza egli fu semplicemente lo strumento. Il fatto insegna a lui come Belo fu adorato e come le piramidi furono costrutte, meglio che la scoperta fatta da Champollion dei nomi di tutti gli operai e del costo di ciascuna lastra. Egli trova l’Assiria e i baluardi di Cholula alla sua porta, ed egli stesso ne ha poste le basi.