13. Il Nogarola carteggiava anche con amici di fuori, quali Antonio Loschi, Antonio Alvaroto e Tommaso Cambiatore. Con questi due ultimi corrispondeva in rima. Antonio Alvaroto era un valente giureconsulto padovano, al quale sono indirizzati molti sonetti; ma non ci pervenne nessuna sua risposta. Risposte e non poche abbiamo invece del Cambiatore, che era amico del Salerno, poichè alcuni sonetti sono dal Nogarola indirizzati in comune al Cambiatore e al Salerno.

14. Il Cambiatore è un uomo di qualche importanza. Nacque a Reggio e studiò a Pavia sotto il Pinotti, zio materno. Fu giurista e magistrato. Si occupava soprattutto di studi morali e di poesia volgare. Nella poesia è petrarcheggiante. Tradusse in ottave l'Eneide. Morì tra il 1451 e il 1456. Insegnò legge a Padova nel 1409; e fu probabilmente allora che conobbe il Nogarola. Era amico del suo concittadino Galasso conte di Correggio, cultore degli studi cavallereschi. Teneva commercio epistolare col modenese Gaspare Tribraco, col Bruni a Firenze, col quale discuteva di questioni morali, con Pier Candido Decembrio a Milano, al quale si raccomandava per un impiego presso il Visconti, e con Guarino.

15. Di buona parte di questi rimatori era amico Guarino; ma non pare che egli poetasse in volgare; egli batteva altra via, la via degli studi antichi. A lui più che il Petrarca rimatore dovette dare nell'occhio il Petrarca umanista. Ma più di tutto attrassero l'attenzione di lui il nome e la fama di un grande straniero, del quale si parlava molto allora in Italia: il greco Manuele Crisolora.

16. Il Crisolora era capitato a Venezia nel 1396 con una ambasciata dell'imperatore di Costantinopoli; ma invece di parlare di politica, incominciò a parlare di letteratura. Spirava per l'aria un nuovo e forte risveglio degli studi classici; per il latino l'Italia potea bastare da sè, ma per il greco aveva bisogno di un maestro. Quale più bella occasione del Crisolora, venuto quasi per miracolo in Italia? Ne approfittò subito Firenze, dove il Salutati alimentava la sacra scintilla suscitata dal Petrarca; e nel 1397 Firenze aveva già il Crisolora professore di greco.

17. Tre anni insegnò il Crisolora a Firenze. Nel 1400 arrivò in Italia il suo imperatore, che faceva un viaggio politico per le corti di Europa. Gli si accompagnò, cogliendo quel pretesto per fuggire la pestilenza che infestava Firenze e anche per trarsi da una posizione ambigua, che gli era stata creata in quella città da un certo raffreddamento degli animi.

18. Col seguito dell'imperatore si trasferì alla corte del Visconti in Milano. Di là l'imperatore proseguì il suo viaggio diplomatico per la Francia e il Crisolora si fermò, invitato dal duca Giangaleazzo, protettore delle lettere, a dare un corso di retorica e di greco nello Studio di Pavia. Giangaleazzo aveva fatto pratiche col Crisolora per chiamarlo a Pavia sin da quando egli insegnava a Firenze. Fra gli scolari di Pavia ebbe Uberto Decembrio, segretario del candiotto Pietro Philargis, allora vescovo di Novara, più tardi arcivescovo di Milano e nel 1409 papa col nome di Alessandro V. Aveva il Crisolora tradotta letteralmente in latino la Repubblica di Platone; su quella traduzione letterale Uberto ne stese una un po' più elegante. Più tardi, nel 1438, la traduzione fu ripigliata da Pier Candido figlio d'Uberto e ridotta a forma assai migliore. Pier Candido era allora bambino di due o tre anni, eppure la «figura angelica», come egli la chiamava di poi, del Crisolora gli rimase così impressa, che non se ne dimenticò mai.

19. Guarino contava omai ventott'anni. Che aveva egli fatto sino allora di buono? Quel poco di latino barbaro imparato a Padova era ben meschino acquisto per uno, come lui, che si sentiva dentro un irresistibile impulso a progredire. Capì che senza il greco non avrebbe conchiuso nulla e perciò prese una energica risoluzione.

20. Morto nel settembre 1402 Giangaleazzo Visconti, il Crisolora lasciò Pavia e si riunì a Venezia all'imperatore greco, che nei primi mesi del 1403 tornato dalla sua visita alle corti di Europa riprendeva la via dell'Oriente. Migliore occasione non poteva offrirsi a Guarino. Ed egli l'afferrò senza esitanza e si accompagnò al Crisolora per imparare da lui il greco.

Guarino a Costantinopoli. (1403-1408)

21. E qui comincia la vita nuova di Guarino. Egli forse trovavasi a Venezia quando vi arrivarono contemporaneamente l'imperatore dal suo viaggio diplomatico e il Crisolora da Pavia. Si accompagnò dunque al Crisolora e con esso salpò da Venezia per Costantinopoli.