3. Fra quei «molti luoghi» va compresa la città di Venezia, nella quale egli «gettò le prime basi del suo vivere, dei suoi costumi e della sua educazione» e dove ebbe la fortuna d'incontrarsi nell'illustre patrizio Paolo Zane, che, ripromettendosi molto dall'ingegno e dall'attività di lui, lo prese a ben volere e gli fu largo di incoraggiamenti e di sovvenzioni. E fra quei «molti luoghi» va compresa soprattutto Padova, che allora come oggi era centro degli studi per quelle provincie che noi chiamiamo venete. A Padova teneva scuola di retorica un illustre maestro, Giovanni da Ravenna, cancelliere dei Carraresi. Tra gli allievi del Ravennate dovette Guarino avervi trovati molti dei suoi Veronesi, come Luigi Cattaneo, molti dei Veneziani, come Girolamo Donati; ci dovette avere trovato lo Zabarella, Pier Paolo Vergerio, il Polenton, Ogniben Scola e altri.
4. La scuola del Ravennate a Padova non era umanistica; l'umanismo penetrò a Padova nel 1408 col Barzizza. Il latino del Ravennate era quello dei teologi e dei giuristi, latino che più tardi chiamarono barbaro e del quale Guarino ci dà questo saggio assai istruttivo: «Vobis regratior quia de concernentibus capitaniatui meo tam honorificabiliter per unam vestram litteram vestra me advisavit sapientitudo». Guarino stesso nelle sue lettere adoperava il latino barbaro; di che lo rimproverava più tardi il figlio Niccolò, a cui era capitata fra mano alcuna di quelle antiche lettere del padre.
5. Terminati gli studi, si trasferì a Verona e ivi aperse una scuola privata. Fra i suoi allievi di quel tempo fu certamente Guglielmo della Pigna veronese. Costui nel 1413 si dottorò in giurisprudenza a Padova e prima di quell'anno era stato alunno di Guarino: ciò non potette essere che in Verona, perchè il Pigna non fu mai a Firenze.
6. Anche a Verona la cultura era al medesimo livello di Padova; l'umanismo in Verona fu portato solo da Guarino nel 1419. Però non mancava in questa città, alla fine del secolo XIV e al principio del XV, una classe di persone studiose; e' era Marzagaia, morto assai vecchio tra il 1431 e il 1432, che godeva la stima di Guarino, maestro di grammatica e autore della voluminosa opera De modernis gestis foggiata su quella di Valerio Massimo; c'erano alcuni della famiglia Nogarola, la quale pare si fosse messa a capo di un certo movimento letterario. Due Nogarola meritano particolare menzione, Angela e Giovanni: quella zia, questo zio delle famose sorelle Ginevra e Isotta.
7. Angela Nogarola, che deve aver vissuto parte a Verona, parte a Vicenza, scriveva versi latini, coi quali essa si indirizzava ai principi di quel tempo, come Pandolfo Malatesta, Giacomo da Carrara, Giangaleazzo Visconti; ai letterati, soprattutto vicentini, come Niccolò Facino, Antonio Loschi, Matteo Orgian. Reminiscenze classiche se ne incontrano, p. e. di Vergilio, Orazio, Ovidio, Lucano, ma il suo stile non è classico e i versi rimati attestano quell'indirizzo ancora barbaro, del quale si piaceva tanto il suo corrispondente vicentino Matteo Orgian. Troviamo in lei anche qualche reminiscenza petrarchesca, il che prova che essa non rimase estranea all'influenza del Petrarca.
8. Maggiore influenza senza confronto esercitò il Petrarca su Giovanni Nogarola, ma non però il Petrarca latinista, sibbene il Petrarca rimatore. Giovanni venne creato cavaliere nel 1404 insieme con l'amico Giannicola Salerno; nel 1408 era tra i consiglieri della sua città. Fu guerriero, poeta e congiurato.
9. Nel 1405 Verona dal dominio degli Scaligeri era passata a quello della repubblica di Venezia. Il mutamento non dispiacque alla maggioranza dei Veronesi, i quali furono da allora in poi tra i più fedeli sudditi della Serenissima; ma rimase sempre in Verona un partito, che agognava il ritorno all'antico dominio. Alla testa di quel partito si mise nel 1412 Giovanni Nogarola, approfittando forse delle tristi condizioni in cui versava il governo veneto per l'invasione degli Ungheri. Ma il tentativo finì miseramente per il Nogarola, il quale fu preso e nel 28 decembre dell'anno stesso condannato e nel gennaio 1413 decapitato in Venezia.
10. È strano trovare stoffa di congiurato in un poeta amoroso petrarcheggiante. I congiurati del secolo XV furono umanisti, che s'ispiravano ai sentimenti attinti agli autori romani. Può darsi del resto che il Nogarola abbia nel Petrarca, oltre che il poeta amoroso, studiato e ammirato anche il poeta civile e che abbia esercitato sul suo animo una certa influenza pure Cola di Rienzo. In ogni modo il Nogarola ha anche cultura classica, come appare da qualcuna delle sue poesie volgari.
11. Le poesie volgari del Nogarola, le quali ci sono arrivate in buon numero, sono foggiate su quelle del Petrarca. Sono per la maggior parte sonetti con qualche sestina e qualche canzone. Dal Petrarca, oltre il nome di Laura, i pensieri, le strutture, toglie anche i versi interi. La sua lingua ha molti elementi veneti.
12. Nè il Nogarola era solo in Verona; altri Veronesi poetavano in volgare, p. e. suo fratello Leonardo, il conte Gregorio dal Verme, Tebaldo Broglio e Giannicola Salerno. Del Broglio sappiamo soltanto che nel 1405 fu dei commissari i quali andarono a Venezia a far atto di sudditanza in nome di Verona al governo della Serenissima. Ben più conosciuto è il Salerno, nato nel 1379 e morto nel 1426: buon letterato e magistrato. Con tutti questi veronesi il Nogarola corrispondeva in rima. Di qualcuno di essi abbiamo anche le risposte, come del Salerno, il quale oltre alla poesia amorosa coltivava pure la satirica.