Soddisfatta la prima curiosità, fissai gli occhi addosso alla più oscena di quelle miserabili, la quale appena s'accorse d'esser presa di mira, smise di grattarsi e stese una mano d'Arpia verso di me.

— Che vuoi? — le dissi. — Mi rispose facendomi il cenno della fame col girarsi in tondo davanti alla bocca il pollice e l'indice aperti.

— Fammi vedere la tua casa e poi ti darò qualche cosa. —

Fu come buttare polvere sul fuoco. Mi saltarono tutte addosso e, tira di qua, tira di là, ognuna mi voleva procurare lo stesso benefizio.

— Signorino, venite a vedere la mia. — Venite con me, venite con me. — Io io: la mia, la mia. — Ora, ora, — badavo a dire io, — ora, ora; se darete tempo verrò da per tutto, ma non v'accostate tanto, per Dio! —

E in quel mentre cercavo di schermirmi meglio che potevo, ma non bastò. Arrivato a casa potei accertarmi che i loro contatti non erano stati infecondi.

Fatti pochi passi, la donna, alla quale avevo domandato della sua casa, si fermò davanti ad un'apertura tenebrosa, di cui l'affisso ed i pietrami cascavano a pezzi, e accennandola mi disse: — Servitevi, eccellenza. — Mi voltai a lei facendo un atto come per dirle: — Tu m'inganni. — Intese benissimo e insistè: — Servitevi, servitevi, passate nel mio palazzo. — Aveva anche il coraggio di scherzare!

Entrai. Il suo palazzo consisteva in un'unica stanza, due scalini più bassa del terreno. L'impiantito era formato di terra umida e di sudiciume; il buio, fuorchè in prossimità dell'uscio, che lasciava passare la scarsa luce colata dall'alto, era assoluto; il puzzo che sbucava di là dentro non saprei dire di che fosse; era puzzo d'ogni cosa, e tanto acuto e tanto grave che durai fatica a vincere la nausea che mi buttava indietro.

Se non avessi avuto fiammiferi, neanche con la fantasia del Dickens mi sarebbe stato possibile descrivere l'aspetto di quella sepoltura di vivi, tanta era l'oscurità che regnava là dentro. Ne accesi uno ed allora potei scorgere tutto il lusso asiatico del palazzo, nel quale era capitato.

Il terreno era ingombro di lordure d'ogni genere; le pareti e il palco erano coperti di ragnateli e di una patina lucida e viscosa; la mobilia consisteva in qualche pietra che teneva il posto di seggiola rasente al muro ed in un pagliericcio color del terreno, steso in un canto.