(profondamente costernata e con la voce convulsa) Io non sono, io non sono l'amante di Riccardo Negri; ma se pure lo fossi, con quale diritto verrebbe lei a lamentarsene e a impedirmelo? Lei ha confessato di appartenere a una categoria di donne che non possono pretendere di accaparrare un uomo per tutta la vita e d'imporgli una catena come una moglie!
Laurina
(tornando a sedere con pacatezza) Risegga anche lei. Risegga. Ha sfoderato un bell'argomento. Bisogna per forza che sfoderi un po' io gli argomenti miei. Si segga senza preoccupazioni. Non le dirò delle insolenze, neanche se la sua faccina, così carina, ma così irritante, me le chiederà.
Valeria
(non osa ribellarsi e si rassegna a risedere, ingoiando la bile.)
Laurina
Io appartengo a quella categoria di donne, che, avendone fatte di tutti i colori, non possono pretendere... eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, lei mi domanda: — «Con quale diritto... eccetera, eccetera, eccetera?». Risposta: — «Senza nessun diritto!». Eh?... Cosa ha da osservare?... «Senza nessun diritto!». Ma Riccardo Negri mi piace da tre anni, gli voglio bene da due anni e mezzo, gli sono fedele da due anni e tre mesi. Oltre di che, Riccardo Negri è ricco. Conclusione: non mi conviene di perderlo, e sono qui, senza nessun diritto, per farle sapere che non me lo lascerò prendere da lei. D'altronde, se noialtre non cominciamo a cavar fuori le armi corte, siamo spacciate. Le signore ci fanno, oramai, una concorrenza spietata. S'intende: esse contano non pochi vantaggi su noi. Soddisfano, per esempio, più di noi l'amor proprio degli uomini — che è, in sostanza, il solo amore di cui essi siano suscettibili —, e hanno poi il monopolio di tutti quei pregi che gli uomini scoprono solamente nella donna degli altri. L'unica debolezza delle signore è la paura terribile dello scandalo e della tragedia. Ebbene, visto che il suo contegno, cara signora, non mi fa sperare un accomodamento amichevole, io profitto appunto della sua tremarella e ricorro alle minacce.
Valeria
Un ricatto!
Laurina