Ammirazione, fiducia, gratitudine! Tutte cose mai provate da lei!

Francesco

Mai provate, ne sono convinto come te, ed erano, forse, l'abbozzo vago di una nascitura facoltà mentale. Un che di analogo si riscontra in un bambino il quale abbia notato per la prima volta — che so?... — una fiaccola, un albero, un lembo di mare, un volo di uccello. Ma è ozioso vangare, ora, nel campo delle induzioni. Il fatto è che una mattina — quella, di certo, in cui tu persistevi nell'attesa dopo l'attendere di una notte interminabile — mi si presentò qui in preda a un parossismo straziante. Usciva, indubbiamente, da una lunga orgia. Era satura di alcool. Tra il nero del bistro i suoi occhi incavernati avevano un luccicore vuoto di sguardi. Tra gli avanzi dei colori posticci apparivano le due macchie paonazze degli zigomi accesi e il livido delle labbra gonfie. Contro il letargo che le invadeva le membra lottava in lei come un bisogno di non cedere ad esso; e contro lo scompiglio del suo pensiero semispento lottava la sua volontà fissa di ottenere il mio soccorso. In questa duplice lotta si dibatteva spasimando. Pareva una povera bestiola idrofoba in agonia!

Ulrico

(soggiogato da quella visione, balbetta:) La volontà fissa di ottenere il soccorso tuo! Perché non quello d'un altro?

Francesco

Perché non un altro le aveva ispirata mai la fiducia a cui ho accennato. L'idea che soltanto io potessi prestarle soccorso era già da lei fermamente acquisita. Oltre di che, ritengo che quel signore dal quale fu letta la mia carta di visita le abbia forniti degli schiarimenti sulla mia professione e sullo scopo di questo Ricovero. Che la demenza cerchi da sé la soglia d'un manicomio è meno insolito di quanto si creda.

Ulrico