Ulrico

(ricordando con significativa acutezza le parole di Francesco) È sorta un'anima in quel corpo strappato agli artigli del vizio e del peccato — e quell'anima è tua! Ecco il segreto di ciò che accade in lei!

Francesco

(come aggredito) Ma quale assurdità asserisci con codesta fatua pretesa di veggente miracoloso?!

Ulrico

Non ribellarti e non ti difendere! Nella mia asserzione non è nemmeno l'ombra d'un sospetto che ti accusi. (Levandosi disperato) È tua, solamente tua quell'anima nuova e pura — pura come se fosse di un'adolescente — , perché tu l'hai fatta sorgere, perché da te ne ha lei ricevuto il soffio e l'alimento. Ed io, io, che per lo sperpero quotidiano del suo corpo non provavo ribrezzo, non rancore, non dolore, non il piú lieve morso della gelosia e anzi ne avevo un cinico compiacimento ributtante di cui mi vantavo, ora sono geloso della sua anima, che tu solo possiedi! È una gelosia infinita che non c'è mezzo di placare o di sopire! E sembra una camicia di spine sottili dalle quali si sia ineluttabilmente penetrati fino al midollo!

Francesco

(ambascioso, esortante, fraterno) Ulrico! Ulrico!... Amico mio! Fratello mio!...