Elena

(profitta dell'istante in cui Ugo non la guarda e solleva il lembo della tovaglia sotto la quale è nascosta la chiave, con la evidente soddisfazione d'aver visto bene il nascondiglio.)

Ugo

(continuando) E poi, già, lo ripeto: è inutile volersi ribellare a quel maligno potere imperscrutabile che si chiama il fato. Comunemente si suol dire: il diavolo ci mette la coda. Ma è il vero fato, vedete! Il vero fato greco!

Elena

Preciso! (E, mentre Ugo chiacchiera, ella, pazientemente, colloca la poltrona in modo da dargli le spalle e vi si sdraia allungando le gambe.)

Ugo

Sì sì, preciso. Non c'è da canzonare. Io e voi siamo come due personaggi d'una commedia scritta oggi con dentro il fato della tragedia ellenica. Esso, del resto, è stato appunto introdotto recentemente nella nostra scena di prosa, perchè tutto ciò che è... molto greco... ha un singolare risveglio nelle abitudini moderne. (Mutando) Volete indicarmi quale dev'essere il mio posto affinchè voi crediate meno compromettente la durezza del vostro sonno?

Elena

Alle mie spalle. Molto lontano da me. Molto!