Annita
Ma sì.... Grazie. (Siede.)
Giulio
(sedendo, dopo di lei, a rispettosa distanza) Veda, è da stamane che io ho pensato: «oggi parlerò con la signorina misteriosa».... L'ho chiamata sempre così.... Non se ne dispiace?
Annita
Non me ne dispiaccio.
Giulio
(celiando) C'era forse la voce del destino nel mio pensiero? Chi sa! Un mese di soggiorno in questi luoghi, dove tutto è piuttosto fantastico e suggestivo, mi fa già credere alla probabilità che ci sia un destino... con la relativa voce. Il certo è che, tornando dalla mia passeggiata mattinale, ho incontrata lei qui presso in uno scorcio angusto che non le consentiva la necessaria disinvoltura per mettersi in fuga come di solito. Non le nascondo che avrei avuta l'impertinenza di rivolgerle la parola se non avessi veduto accoccolato, poco lontano, quel ragazzaccio mezzo ebete e mezzo furbo, che, non saprei dirle perchè, mi paralizza, mi dà soggezione. Ma, anche dopo, «la voce del destino» ha insistito. E, in realtà, ecco che io le parlo e, quel che più importa, lei mi ascolta. (Poi, quasi con umorismo) Cioè.... Mi ascolta o non mi ascolta?
Annita
Sì, l'ascolto.