(remissivo) Ti ho detto una stupida malignità; ma non mi sarei neppure sognato di dirtela se tu non avessi usato con me un tono così ostile, così tagliente. Mi sei stato antipatico, ecco! Mi hai stizzito!... (Dopo un istante di pausa, con una certa riluttanza e con un certo pudore, si sforza di dare delle spiegazioni.) Che io abbia voluto tentare di vincere la ritrosia della signorina Annita, quella sua freddezza estatica, quella sua impassibilità di sfinge silenziosa, è vero, ma non è vero affatto che il mio rispetto e la mia timidezza siano un raffinato artifizio. Sul principio, parlando con lei, io sapevo essere disinvolto, vivace, gentile, forse anche ardito. Ma da un pezzo, quando riesco ad avvicinarla, faccio la figura dell'adolescente al cospetto della donna per la quale ha perduto il sonno e l'appetito. Le dico delle parole monche, senza nesso, senza sugo. Non so parlarle di nulla. Non so nemmeno sospirare. E se, per caso, camminandole accanto, urto col mio gomito nel suo, non solo ne arrossisco, ma mi affretto a chiederle scusa tanta è la paura di lasciarle supporre che io l'abbia fatto apposta. Tutto questo, malauguratamente, è sincerissimo! Non ho che farci, io, se la sincerità non è sempre documentabile.
Don Fiorenzo
La sincerità non è sempre documentabile, ma l'indole e il passato di un uomo valgono più di qualunque documento quando si tratta d'interpretare le azioni di lui in un modo piuttosto che in un altro. La tua indole è quella di un gaudente che non è suscettibile se non di modificazioni precarie e di pentimenti effimeri, e il tuo passato è quello di un cinico ed astuto cacciatore di donne!
Giulio
Senti, Fiorenzo. Tu, oggi, ti ostini a trattarmi con una severità esagerata... che io non sono disposto a sopportare. Facciamo così:... parleremo un altro giorno di questa faccenda. (Levandosi) Oggi non sei sereno, non sei calmo.... E giacchè non sono abbastanza calmo nemmeno io, è meglio troncare.... Ti saluto. (Si avvia per uscire.)
Don Fiorenzo
(levandosi, alla sua volta, vivacemente, per trattenerlo) Io ti prego, Giulio, io ti prego di non amareggiarmi di più! Io ti prego di non sfuggirmi!
Giulio
(fermandosi) E io ti prego di lasciarmi andare. Se restassi ad ascoltarti, non ti potrei garantire la mia pazienza.
Don Fiorenzo