Io, guardandoti gli occhioni,
vedo aprire un usciolino:
il mio amore, ginocchioni,
vuole entrarci, ma... prestino.
Clea
(con dolcezza)
Entri pure questo amore:
l'usciolin s'apre per lui.
Entri e resti finchè muore....
Non son più quella che fui!
Clea e Arunto
(abbracciandosi)
Di rinascere mi pare,
ma... non come nacqui un dì.
[pg!337]
Io rinasco per amare
come nasce il colibrì.
Esso al nido sa portare
miele e amore: zuì zuì zuì....
Di rinascere mi pare,
ma... non come nacqui un dì.
Le Fanciulle
(intanto, continuano a contemplare il ritratto e a rileggere la lettera.)
«Io vi scrivo, damigella,
per offrirvi la mia mano.
So che siete tanto bella,
ch'io son ricco è noto; ma....
se un pochino non m'invita
il cuor vostro, tutto è vano,
chè non bastano alla vita
di due sposi oro e beltà.»