(ricordando e ripetendo l'antica canzone, con enfasi ridicola)
«Sei nata nel giardino d'una fata
«che fuga col suo fascino il dolore.
«Al sol de' suo' begli occhi tu sei nata,
«giglio gentile, giglio incantatore.
[pg!314]
«Sarà fecondo di pace infinita
«il lieto tuo fatidico candore.
«Eternamente amata, la tua vita
«sarà un connubio di pace e d'amore.»
(interrompendosi.)
Canzone menzognera!
Chi m'ama?... Chi mi amò?...
Dov'è la pace vera?
È pace questa?... No.
E un'altra strofa, l'ultima,
io voglio ricordar.
Mentiva pure! Uditela,
uditela cantar:
«Sarai fanciulla bella innamorata
«d'un altro come te leggiadro fiore,
«sbocciato nel giardin della tua fata
«che fuga col suo fascino il dolore.»
(Si abbandona sopra un sasso, presso il tugurio del romito, e vinta dalla noia, si assopisce.)
Le Fanciulle
(dopo la breve estasi di sollievo, ricascano nel triste languore.)
È l'alma affranta,
è vuoto il cuore,
la vita è infranta,
il mondo muore.