Gigetta

(guardandola allontanarsi, frena i singhiozzi. Appena la vede sparire, perdutamente, disperatamente, si abbandona al pianto.)

(Sipario.)

ATTO TERZO.

È una stanza di aspetto squallido: piccola, polverosa, male ammobigliata, con le pareti di un colore piuttosto fosco. I mobili — un cassettone, un armadietto, un lavamano — son roba vecchia. C'è, a destra, un letto di cui la testa è alquanto discosta dalla parete, occupata dall'armadietto. Presso il capezzale, una sedia. Qualche altra sedia qua e là. — Una poltrona sdrucita, quasi nel mezzo della stanza. — Verso il lato sinistro, un tavolino con sopra un po' di carta, un calamaio, una penna e un lume a petrolio. Sul cassettone, qualche fiala, qualche pannolino. — Alle pareti, qualche oleografia sbiadita. — Due porte nella parete di fondo, a molta distanza l'una dall'altra. Tutt'e due queste porte danno in un corridoio oscuro. Alla parete sinistra, una finestra chiusa. È notte. Il lume è acceso.

SCENA I.

GIGETTA, poi ESTER.

Gigetta

(in una modesta vestaglia bianca, è adagiata nella poltrona, col capo arrovesciato sulla spalliera.)

(Un orologio interno suona le cinque.)