(risonante di compiacenza) Boietta! Boietta, che non sei altro!

(Poi, silenzio.)

Gigetta

(ha continuato a guardare Ester, non più con smarrimento e commiserazione, bensì in una tetra impassibilità. Ed ora, di nuovo sola, ritorna, estatica, al suo pensiero. Rivolge lo sguardo alla carta scritta e rilegge:) Non ritardare, più, Nellina.... Fra qualche ora sarà l'alba.... Pensa che... (S'interrompe. Trasalisce. Mormora:) Una carrozza... (Animandosi) È lei! È lei!... Deve essere lei! (Con una energia prodigiosa, vince la debolezza del corpo. Si alza, e, protendendo le braccia, correndo alla porta a destra, oltrepassando la soglia, con un'ansia incalzante, prima a bassa voce, poi un po' più forte, chiama:) Nellina! Nellina! Nellina!... Nellina! (E, nel buio del corridoio, si aggrappa a lei fortemente.)

SCENA II.

GIGETTA e NELLINA.

Gigetta

(rientra, lasciandosi reggere da Nellina.)

Nellina

(indossa un ricchissimo mantello di ermellino. Ha nei capelli un qualche smagliante fiore. Sulla testa un velo. Di sotto al mantello in disordine, si scorge la ricchezza bizzarra dell'abito e la nudità delle spalle e del petto. Ella adagia Gigetta sulla poltrona, avvolgendola nel suo sguardo.) Finalmente.... Finalmente ti ritrovo....