Clotilde

(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli, balbettando:) Nanetta...

(Silenzio.)

Nanetta

(pentita) Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto, dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti ripeto, a sapere, a sapere, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.

Clotilde

(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri) Si tratta d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne, avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri? Come ne puoi soffrire, tu?

Nanetta

È tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.

Clotilde