Nanetta
(con sofferente audacia) Corrado, ascoltatemi! Io mi strappo di dosso, in questo momento, gli ultimi avanzi della mia dignità. Li getto via! Li getto via!... Me ne libero, sì, perchè in certe circostanze estreme la dignità è soffocante come una corda al collo! E qualunque debba essere l'impressione che le mie parole desteranno in voi, io l'affronto per la speranza che ho di fare un poco di bene a voi e a me. (Il cuore le sale alla gola, ma, con un supremo sforzo, ella continua:) Permettetemi, Corrado, ve ne prego, ve ne supplico, permettetemi di diventare la compagna della vostra vita. Se è una viltà quella che ora commetto, non è vile il presentimento che mi spinge a commetterla. Il mio presentimento è che riuscirei a farvi amare in me la compagna, la moglie, l'amica: che riuscirei a farvi trovare nella casa, nella famiglia, nella pace, nei buoni doveri scambievoli, qualche cosa che davvero rinnoverebbe la vostra coscienza. Voi, lo so, lo vedo, siete ben lontano dal crederlo; ma lasciate che io tenti, lasciate che io tenti!... Lasciate che la tormentosa rettitudine che tutti e due ci imponiamo questa notte sia almeno, per tutti e due, il principio d'un tentativo di felicità!
Corrado
(stringendosi la testa fra le mani) È troppo tardi. Non muta un uomo alla mia età. E se per quest'uomo la preoccupazione della vecchiezza che si avvicina è come una malattia ogni giorno più dolorosa, ogni giorno più iniqua, la povera donna, che voglia rinnovargli l'esistenza, non sarà per lui che un'infermiera inutile. (Si abbandona sul sofà, abbattuto dal suo convincimento.)
Nanetta
(fervida ed ansante, accanto a lui, piegata su lui) Ma il suo compito dovrebb'essere precisamente quello di sottrarlo a una così tenace preoccupazione!
Corrado
(in un impeto d'angoscia che par quasi un impeto di rabbia) E in qual modo? Ditemelo voi. In qual modo?
Nanetta
Se gli sapesse infondere la fiducia di essere amato, di essere adorato....