(espansivo, tenero, febbrile) Ed è precisamente per questo che non mi sono rivolto a te. Ero certo che, in qualunque caso, tu saresti stata sincera, ed evitavo la tua sincerità. La temevo! La temevo!... Non mi capisci, Nanetta?...
Nanetta
(scrutandolo, preoccupata) No, Enrico.
Enrico
Non sarebbe stato, forse, per me un dolore insostenibile, un dolore inaudito, il perdere ogni speranza d'essermi ingannato, il dovermi fermamente convincere della tua colpa?
Corrado
(sempre più colpito dall'eccitamento e dalle parole di Enrico, sempre più assorto in una dilaniante intuizione, si preme una mano sulla fronte gelida.)
Nanetta
(è similmente colpita, senza, pertanto, raccapezzarsi — e, stravolta, confusa, non cessa di scrutare) Sì..., questo io lo capisco...: sarebbe stato un gran dolore per te. Ma ora, invece, ti convincerai... che la tua sorellona è innocente. È lei che te lo dice: è lei che te lo assicura: sicchè, non più diffidenze, non più dubbi, non più discussioni, n'è vero? Tu ti eri impensierito, da buon fratello vigile, perchè il tête-à-tête di lei col signor Corrado aveva avuto come sfondo il buio della notte? Capricci del caso!... Quello stesso tête-à-tête avrebbe potuto avere benissimo uno sfondo di luce meridiana. Non si trattava che di chiudere un romanzetto intessuto... di molte parole. Non si trattava che di soffiare su una bolla di sapone dai riflessi smaglianti per farne una goccia d'acqua, stupida come una lacrima inutile. (Sforzandosi di animarsi e di celiare) Ha bisogno di altri chiarimenti il signor Giudice Istruttore? Ha bisogno di interrogarmi ancora? Sono ai suoi ordini; ma a questo patto, badiamo: che prima di procedere oltre, il signor Giudice Istruttore faccia delle brave scuse... (diventando austera) a colui che egli ha offeso e calunniato.
Corrado