Nanetta
Che tortura!
Enrico
Io sono convinto, Nanetta, che ti amerò tanto e con tanta fede e con tanta umiltà che in questa umiltà e in questa fede tu dovrai, finalmente, un giorno sentire il desiderio di riposarti.
Nanetta
(quasi diffidando di sè, invasata dall'urgenza di farlo desistere e agitata da un pietoso pianto interiore, convulsamente ribadisce:) Non deve essere così, ti ripeto! E se anche tu m'inchiodi alla croce, io continuerò a gridare: non dev'essere così!... non dev'essere così! (Si lascia cadere sul canapè, sfinita dallo sforzo di crudeltà che ha compiuto.)
Enrico
(percosso, la guarda con un'annebbiata trepidanza) Ma... la ragione... qual è? Qual è la ragione suprema, la ragione immutabile della tua sentenza recisa, che uccide il mio sogno, che mi ruba l'avvenire?... Se questa ragione ci è, e se veramente è più forte di tutte le ragioni mie, se è veramente tale da proibirti persino di tollerare le mie speranze, perchè me l'hai taciuta fin adesso?... perchè neppure adesso me la dici?
Nanetta
(freme e non risponde.)