Enrico
Non ne hai il coraggio? (Rumina, si martella. — La sua trepidanza si fa più cupa e, man mano, egli si monta, si rieccita.) L'unica ragione che potresti non avere il coraggio di dirmi sarebbe quella di esserti irreparabilmente compromessa con lui... con quell'uomo che a te sembra sacro e inviolabile, con quell'uomo che non mi si permette d'insultare... E, tuttavia, se tu fossi colpevole, visto che hai tanto bisogno di non farti voler bene da me, non sarebbe forse logico che ti affrettassi a darmi la certezza della tua colpa? Dovresti capire che questa certezza mi guarirebbe immediatamente, che questa certezza mi ti strapperebbe dal cuore per non lasciartici entrare mai più... (Arrestando con una specie di spavento la corsa dei suoi funesti pensieri) Ma no... Per carità!... Dove mi fai riandare con la testa?... Tu non mi hai mentito... Non mi hai mentito... Non è possibile che abbi saputo mentirmi, tu, che m'insegnasti ad avere ribrezzo della menzogna... (S'interrompe di nuovo come se aspettasse una rassicurante conferma da lei.)
Nanetta
(nella impossibilità di trovare una parola utile, una parola opportuna, si dibatte, spasima, tenendo la faccia tra le mani.)
Enrico
(dopo una pausa, la fissa più intensamente, e ha gli occhi di fuoco nell'interrogarla:) Nanetta?... (Un'altra pausa.) Nanetta?... (E vedendola lì, ancora immobile, ancora trincerata nel suo silenzio e con la faccia nascosta, trasalisce e perdutamente supplica:) Nanetta?!...
Nanetta
(si scopre il viso, e la sua voce ha un suono misto di ferocia e di strazio) Non ho nulla da aggiungere a quanto hai già udito dalla mia bocca, e non sono qui per rendere conto a te della mia coscienza!
Enrico
(con uno scoppio di follia disperata) Ma, dunque, non c'è più dubbio? È proprio vero che mi hai mentito?!...