Nanetta

Tu non senti che piange? Io sì, purtroppo! (Fa qualche passo per essere più vicina alla porta. E ascolta e ascolta. — A poco a poco, è penetrata da quel pianto come dal fascino d'un maligno incantesimo. — Ella è lì, nella immobilità della soggiogazione, col dorso un po' curvo, con tutti i sensi tesi verso quell'uscio, con la bocca semiaperta in una espressione di spasimo dolce. — Indi, comincia ad affannare. Il suo petto pulsa violentemente. Il suo volto si sbianca ogni istante di più.)

Clotilde

(che non ha cessato di osservarla, a un tratto, impressionata, le va alle spalle e la chiama, appena:) Nanetta!...

Nanetta

(come in un brusco risveglio) Zia!

Clotilde

Che hai?!

Nanetta

(trasognata, perduta) Non so... Quel pianto insistente, che mi chiama, che mi chiama,... è terribile per me!... Sono... una debole donna... Tanto debole!... (Piange anche lei. — Si sente mancare) Aiutami tu ad andar via... Aiutami tu!... (Si abbandona tra le braccia pronte di Clotilde.)