Nanetta
Santa pace! Sei irritante, con me, stasera!
Enrico
E tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?
Nanetta
(levandosi, esasperata) Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda disposta a morire di dolore!
Enrico
(intimidito) Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per causa mia...
Nanetta
(moderandosi) Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera... Null'altro!... E vai, vai, Enrico!... I domestici hanno spento i lumi del giardino... (Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi del finestrone e della veranda.) È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad andartene. (Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente) A rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il ricordo. Vero?