(misurando le parole) Probabilmente, voi ingrandite l'aspetto di questa colpa.

Il duca

(reciso) No, perchè io ho la sicurezza di avere una figlia!

Livia

(ha un sussulto. Poi si ferma.) Dov'è questa figlia?

Il duca

Non lo so. L'ho cercata. Ma non avevo nè una traccia, nè un indizio. Sua madre mi sembrava d'averla riveduta, una sola volta, di sera, allo sbocco d'un angiporto sinistro della vecchia Napoli, nella penombra. Uno dei fantasmi della prostituzione più umile. Ne avevo avuto un senso di fastidio momentaneo. Poi, più nulla. E dimenticai. Ebbene, in questo periodo di risveglio della mia coscienza, in quell'angiporto sono tornato io stesso più volte. Ma erano passati altri nove anni! Nessuno seppe darmi notizie. Quel mondo, laggiù, è un immenso mare che l'occhio non vede e che pur trasporta di qua e di là, capricciosamente, come nel buio, creature vive a guisa di corpi morti. Talvolta le ingoia addirittura, tal'altra le scompone, le ricompone, le trasforma, le nasconde, le avvolge di mistero impenetrabile. Dove sono? Che fanno? Che sono diventate?... Impossibile sapere!

Livia

(pallida, sempre più acuendo il pensiero nella sua abituale concentrazione, si allontana, siede.) Devo dirvi lealmente quello che penso?

Il duca