Mario
(con ironia contro sè medesimo) Ma sì! Generosissimo!
Clelia
E quando sarai tranquillo di spirito, guadagnerai anche di più. Farai dei bei quadretti.... Anzi dei quadrettoni, e io sarò la tua modella.... Ho già un nomignolo di modella! Cosuccia.... Ero predestinata.... Ma bada che allora vorrò essere pagata.... (Scherzando amorosamente) E tu mi pagherai! Oh! se mi pagherai!...
Mario
Non t'illudere, Clelia mia. Credimi, sarò sempre un imbrattatore di tele: qui dentro (toccandosi la fronte) non c'è niente!
Clelia
(energicamente) E quest'è la tua sventura! Chi non comincia col credersi per lo meno un genio, non sarà mai apprezzato da nessuno. (Indi, eccitandosi in una falsa allegria) Ma che importa?... Sei un genio per me, e basta! Non ti apprezzano gli altri? Peggio per loro! Non ti festeggiano? Ti festeggio io! Adesso, per esempio, ti offro un banchetto. E che banchetto! Ho qui (disfacendo i cartocci) della galantina eccellente... un po' di tartufi [pg!171] in boîte,... e perfino dei sospiri di Van Bol.... Non mi sgridare: era tanto tempo che non mangiavo dolci! Ne ho presi per me, per te e anche... per la tua mamma. T'offro, come vedi, un banchetto luculliano. Vino, poco; ma buono... cioè, così così: una mezza bottiglia di Capri bianco. Ti piace?
Mario
(sempre più rattristandosi) Ho già fatto colazione a casa. Grazie. Mangia tu, cara Clelia, che devi avere appetito.