Zaverio la guardò stupefatto: quell’erinni era ammaliante. L’ansietà la rendeva più bella che mai: alla calma suprema era subentrata la vampa di una passione immensa.

Tremava, ripeteva:

— Difendetevi, difendetevi, in nome di Dio.

Si faceva supplice, giungeva le mani convulse.

Zaverio rispose:

— Preferisco vendicarmi.

E s’avanzò verso di lei. Donna Vittoria, stupefatta, non si schermì: egli la prese per le braccia, se la tirò contro il petto:

— Voi non avete pensato a questo; vi siete creduta troppo forte: ma anch’io avrò la mia vendetta: fate di me quel che volete: non potrete togliermela; tu hai voluto la mia vita, io avrò te — che almeno il mio peccato valga il castigo che tu mi infliggi. Voi sarete mia, principessa, e, — vedete, io vi disprezzo.

Aveva il viso infocato, gli occhi fuori dell’orbita come quelli d’un forsennato: un parossismo di furore lo possedeva.

Invano la baronessa si dibatteva; egli la trascinava, la buttava sul divano, le premeva il viso contro il viso ripetendo con voce soffocata: