— Sei sempre in collera?

Ella trovò nel suo turbamento il coraggio di sorridergli, gli prese la mano e rispose:

— In collera, no. Tu sei tanto buono.

Zaverio stette un po’ soprapensiero, poi crollò il capo.

— Tu sei in collera. E sai che non l’ho fatto apposta. E’ lui che l’ha voluto. Oh quell’uomo è pazzo!

Egli sembrava desolato.

— Perdona, perdona, sclamava.

Repentinamente ritrasse la mano; si scostò da lei, e gridò:

— No, no: ciò che tu vuoi è orribile.... io uccidere il mio re?... orribile, orribile!

Giungeva le mani, se le torceva convulso, sembrava un uomo posto alla tortura, che supplica il suo aguzzino.