Un filo di luce rossiccia attraversava le tenebre e si posava in alto nella parete di rimpetto.
Si volse e vide dietro alle sue spalle un crepaccio luminoso.
Vi appressò l’occhio e scorse una scena singolare.
Il foro si apriva in alto sotto una tettoia di pescatore a cui il pilone era addossato. Una stuoia grossolana di canne allacciata da un pilastro all’altro serviva di riparo verso il mare. Delle reti, delle nasse coprivano le tre pareti.
Vi stavano riunite in crocchio dieci o dodici persone: gente di diversa condizione ed età in abito borghese, in camiciotto di marinaio, in casacca di montanaro, alla rinfusa.
Facevano circolo intorno ad uno che, ginocchioni innanzi allo scanno in mezzo, leggeva a mezza voce: costui appressava al lanternino i fogli di carta sottile: colla destra accarezzava il calcio d’una pistola deposta innanzi a lui.
Di quando in quando s’interrompeva alzando il capo: e un lieve mormorio sorgeva nell’assemblea.
Appena qualche frammento di quella lettura arrivava all’orecchio di Siro, e pareva più che altro una nota di negozi falliti.
Si sarebbe detto fosse una congrega di contrabbandieri.
«.... Datteri di Palermo avariati.... ripreso lavoro di paste napoletane.... paglia di Firenze stenta.... segala di Piemonte atterrata dal vento.... si spera lanciar fondi di magazzino fine stagione.... provviste verranno per la via dei monti...»