Passarono il fiume sulla zattera. Riccardo smontò e prese pel freno il cavallo gettando le redini a Bettina che rimase nel legno.
Risaliti all’altra riva, la strada si spiegava attraverso la maremma; Riccardo saltò in carrozza e, ripigliando le redini, disse bruscamente:
— Giovanni è molto male avviato. Lei dovrebbe badarci.
— Io?
— La colpa è sua, e non può dire che l’amore la acciechi, lei non vuol bene a Giovanni, no: — inutile ch’ella s’intenerisca.
Ma Bettina non s’inteneriva punto.
— Vorrei un po’ sapere, se la disgrazia accade, quel che ella conta di fare, — aggiunse poi.
Stavolta la donna gli diè un’occhiata di sgomento e rabbrividì.
— Cioè, non vorrei saperlo: che m’importa a me? L’avverto però che Giovanni non ha nulla, l’eredità della zia fu appena tanto da pagar la cauzione, e i lavori sono indietro di molto.
— Lo so, — disse Bettina con una serietà che lo maravigliò.