Una notte però Riccardo chiuse la porta. E Bettina non disse nulla.

Dopo qualche ora il lamento del malato li riscosse; pareva divenuto più intenso e più frequente; invece della triste e monotona intonazione, aveva delle vibrazioni di impazienza.

Finalmente Bettina accorse, il marito la guardò cogli occhi spalancati. Non disse nulla, la guardò.

Ella non ebbe il coraggio di uscire, sedette al capezzale un po’ discosto dal letto. Nascose il volto fra le braccia appoggiate alla spalliera. Quello sguardo fisso, implacabile, di tenerezza, non l’abbandonava, ella lo sentiva penetrare freddo e acuto sino al cuore.

Ad un tratto un gran peso le venne addosso.

Giovanni, mezzo fuori dal letto, le aveva buttate le braccia al collo premendo sulla sua guancia il volto incadaverito colla disperazione dell’agonia.

— T’amo, — balbettava, — muoio, vieni anche tu.

La vescica s’era slacciata, cadeva dalla fronte e la innondava di acqua bollente.

Bettina, atterrita, non diè un grido: — lo respinse e s’alzò.

Il moribondo rotolò al suolo e giacque.