— ... Io sarò ancora... qui, — dice Giacomo; poi alza il capo e guarda Maurizio... e Maurizio guarda lui: — non pare che abbiano avuto tutti due lo stesso pensiero? Maurizio ha in certi momenti un ghigno che fa paura.
— Fa freddo... qui... non ti pare?
— No, — risponde l’altro, — sono gli anni, Giacomo.
Giacomo fa inutili sforzi per rialzarsi in piedi; Maurizio lo lascia affannarsi un bel po’; poi colla sua flemma sinistra gli viene in aiuto:
— Perchè fare il valoroso, quando non si può più?
VI.
Quello stesso giorno Maurizio fa il giro delle poche possessioni dismesse dalla defunta: sono sette giornate in tutto di fondi spezzati, magri e danneggiati; dei cui frutti dimezzati col colono, trappolati dalle costui ruberie, decimati ogni anno dalle imposte e dalle riparazioni, la povera donna, per la riprovevole avventatezza del figlio, era stata ridotta a vivere parecchi anni Dio sa come.
Egli li conosce a fondo zolla per zolla; non ha cessato mai, finchè durò l’usufrutto della contessa, di visitarli di quando in quando e di fiscaleggiarvi i modi di coltura e del mantenimento: il colono, malgrado il divieto della contessa e la vigilanza di Pasquale, aveva per quei della trena, e per Maurizio specialmente, una riguardosa debolezza, prevedendo che un dì o l’altro egli avrebbe a far con loro. Ora quel giorno è venuto, e Maurizio spadroneggia dappertutto, e il colono gli corre dietro con umile condiscendenza, e cerca tutti i modi d’ingraziarselo.
Maurizio è affaccendato, impaziente di entrare in possesso di quella poca roba.
Incontrato Pasquale sull’uscio di casa sua, gli domanda: