— La signorina parte oggi?...

— Non so.

— Dille di sbrigarsi, e di sgombrare subito; siamo al San Martino quandochessia, e noi vogliamo affittarla.

Era l’uso già praticato da Giacomo cogli altri edifizi del castello: abbatterne subito tutto ciò che è ornamento, affittare l’abitabile finchè rimane in piedi, poi distruggere anche questo quando sia divenuto inservibile.

— Noi vogliamo affittarla, — ripete Maurizio.

Egli parla sempre alla prima persona plurale, e fa uso dei corrispondenti pronomi possessivi quando parla degli affari di Giacomo e della famiglia. — Cos’è Maurizio nella cascina? Non è parente, non è amico, perchè i contadini non hanno, nella loro classe, che dei cointeressati; — di servo non ha i modi; — è nulla, ed è tutto.

Una volta il dottore Giulio, a uno che gli aveva fatta la stessa domanda, rispose dicendo:

— È Maurizio, non so altro. A casa nostra non si fa niente senza di lui.

Fra la gente pratica della campagna hanno importanza le cose e non i nomi. — Maurizio è quel che è: un uomo indispensabile: lo sanno tutti là dentro, e lo sa egli pure. Martina sola non vuol saperne.

Quando il figlio di Giacomo, il notaio Giuseppe, affetto da malattia cronica, deplorava la sua morte vicina e prematura, egli lo consolava dicendo: