— Tua romni, tua romni, bel rai! esclamò con impeto la zingara, battendo palma contro palma.
Prima di congedarla il conte disse a Luscià:
— Va e conducimi qualcuno della tua gente, perchè io tratti con esso della tua sorte.
E la giovinetta se n’andò questa volta lentamente, tutta pensosa della grande novella ch’ella recava alla sua gente.
Aveva promesso di tornare prima di sera; ma non venne.
Il conte l’aspettò per tre giorni di seguito, poi disse alla figlia del cuoco di prendere seco una torta e di andarne in traccia fin nelle tende.
La ragazza tornò dopo mezz’ora sola, colle mani vuote. L’offerta aveva incontrato il gradimento di tutti: il pasticcio era stato sequestrato e divorato in sua presenza. Ma Luscià era scomparsa dall’accampamento.
Nessuno degli zingari pareva saperne nulla: alle sue domande si stringevano nelle spalle, come si trattasse di cosa che non li riguardasse: un ragazzetto che la seguì un pezzo fuori delle tende, avevale detto che la giovane figlia di mami Nad era stata condotta al baro pani, al mare, ma non sapeva altro.
IV.
Il conte in tutte le cose preferiva la strada diritta. Mandò a chiamar Nick.