Poi le concede di lasciare il letto con precauzione, poco alla volta, solo per qualche ora nel mezzogiorno, e intanto continua le sue visite, nè più nè meno come prima, perchè la contessina è afflitta e piange sempre quand’egli non c’è.

Egli viene al mattino un po’ più tardi quando ella è alzata: — essa si siede in una poltrona accanto al camino, ed egli le tiene un po’ di compagnia.

I suoi consigli le fanno bene; ella si rasserena leggermente, — promette di non pensare a «cose brutte».

E ciò è tanto più singolare, che anche questi consigli egli li dà con viso scuro e malinconico.

Quando sono insieme, quello che ha più bisogno di conforto, di svago sembra lui, il dottore. Una volta essa, scherzando, glielo fa notare; e questo scherzo, invece di farlo ridere, lo turba.

Egli si mostra ogni giorno più triste: una sera la contessina gli domanda:

— Si ricorda quel che le dissi alla sua prima visita? La mia amicizia porta disgrazia. Si guardi dalla iettatura!...

Il dottore scuote il capo, e poi:

— Crede lei ch’io sia suo amico?

— Certo.