Il poveretto ha ricevuto anche lui allora allora un regalo, anzi due.
Il primo da parte di Maurizio, e glie l’ha portato l’usciere della giudicatura; è un regolare diffidamento in forma per la contessina di sgombrare, evacuare, dismettere i locali da lei occupati direttamente o per mediata persona, e ciò subito o almeno entro il termine di due giorni dall’intimazione, sotto le comminatorie legali per la forzata dismessione e pene conseguenti.
L’altro regalo è una lettera da Torino, che porge alla contessina dicendo:
— Vediamo questa.
È ancora del cavaliere; due sole righe:
«Mi recai oggi dall’Ill. marchese di Pamparato; trovai che era partito improvvisamente da ieri per Parigi, dove rimane per qualche tempo. Perciò non c’è altro da fare per ora che aspettare il suo ritorno.
Con dispiacere
Vostro umiliss., ecc., ecc.»
Pasquale resta fulminato; si butta sopra una sedia, si pone una mano sulla fronte, sugli occhi, si soffia il naso e riflette lungamente in silenzio:
— Signorina, — dice poi, — bisogna cercare per adesso un altro luogo per lei.