Lo stesso avviene all’indomani mattina; Giulio s’inquieta, pare accorgersi di qualche cosa, e la sera non si fa vedere.
Pasquale fa di tutto per intrattenere la contessina, che è molto distratta e di malumore.
Il giorno dopo uno degl’inquilini del pian terreno, con pretesto di venir a cercar Pasquale, penetra fin nella camera della contessina; uscito di là, egli se ne va difilato da Maurizio a dirgli che la signorina è alzata, sta benissimo e che la storia della malattia è una famosa carota tallita.
Maurizio fa in conformità a questa cognizione i suoi passi per costringere la signorina a sloggiare.
Nello stesso tempo arriva una lettera del vecchio cavaliere, colla data di due giorni prima; egli scrive «che ha parlato al marchese di P***, il quale si mostrò favorevolissimo alla sua preghiera, e gli ha detto che la contessina può considerarsi come accettata nel ritiro; che però non si tratta più che di sapere il giorno in cui potrà essere presentata e che a questo effetto egli ha per l’indomani un appuntamento col marchese. La contessina si tenesse dunque pronta a partire quando che sia.»
Questa buona notizia non fu accolta da Maria con troppa gioia, e anche Pasquale, che l’aspettava con tanta ansietà, pensando alla partenza della contessina, finisce per non provarne tutta la soddisfazione che credeva.
— Però è una cosa questa, — dice all’ultimo, ed è un comando ch’egli dà alla sua ragione di persuadere il suo cuore.
Il dottore non venne neppure quel giorno.
La mattina di poi egli manda alla contessina un bel canestro di moscatella sana e ghiotta quanto mai.
Maria ne va in solluchero e ne fa una gran festa, tanto che non s’accorge di Pasquale che è entrato in quel punto e che colla sua ciera stravolta fa un singolare contrasto con lei.