Così dicendo si volta dall’altra parte, s’allontana e va a sedersi nella poltrona accanto al camino.
Dopo qualche minuto ripiglia:
— Ma di’, come si fa, quando viene, a mandarlo via?
Pasquale non sa cosa rispondere.
— Finchè sono qui in casa sua, per questi pochi dì che ci devo rimanere, non posso chiudergli l’uscio in faccia, non è vero? non posso.
— No... — mastica Pasquale fra i denti.
La contessina s’alza vivamente, s’avvicina di nuovo a lui.
— Bisogna ch’io continui a riceverlo; ma, senti: tutte le volte che viene tu starai qui a farmi compagnia; sì, sì, lo voglio.
Pasquale fa qualche ritrosia e poi si lascia persuadere; non avrebbe mai osato proporre una cosa simile; l’avrebbe creduta un’irriverenza bella e buona verso la contessina; ma, poichè lei lo vuole, questo fa piacere anche a lui. Egli accetta di buon grado questa nuova funzione e comincia subito nella sera stessa. Quando viene il dottore dopo cena, egli rimane là in un canto, silenzioso, riverente, ma immobile, duro come una pietra.
La contessina Maria accoglie il dottore con un fare contegnoso che non è tutto volontario; i discorsi cadono più presto del solito, e il dottore se ne va di buon’ora.