— Vuol che le dia una mano io?

— No... stassera non mi sento... sono stanca...

Pasquale china il capo in atto di rassegnazione e coll’usata discrezione va a sedersi in un angolo senza fiatare e senza rivolgere uno sguardo al dottore.

Maria soggiunge carezzevole:

— Povero Pasquale, t’ho fatto affaticare per me.

— Ah! — mormora Pasquale alzando le spalle.

— Verrò domani...

— La stanza è pronta, venga quando vuole.

Il dottore si alza a questo punto per uscire, e nel salutare la contessina la ringrazia tacitamente con una calorosa stretta di mano, che, se non fossero state le ombre della sera, avrebbe trovato il compenso in uno sguardo singolare di lei.

Anche Pasquale si muove augurando la buona notte a Maria, che gli corre dietro, lo trattiene sulla soglia e gli dice ancora: