Il conte, impacciato, si schermiva debolmente da quell’improvvisa festa della fanciulla.
E Luscià smetteva le sue tenerezze, si quetava ad un tratto, si rizzava in piedi, non intimidita, ma docile, indifferente.
Egli chiese di Nad.
La vecchia non era lontana; accorse prima che Luscià la chiamasse.
Il conte, avendole promesso ricompensa se riusciva ad avvertir il balubassa, ella lo condusse da Cihari, il capo della squadra colà accampata; il quale, lietissimo di supplantare Nick nelle trattative e nella senseria, si profuse in proteste di devozione, dichiarò che Dan non poteva tardare a passare per la Val Sesia, che sarebbe andato ad incontrarlo, e glielo avrebbe condotto a Peveragno. Così restarono.
VI.
Cihari fu di parola: prima che la settimana finisse venne dal conte e gli indicò una lunga carovana che saliva prestamente la china. Era il balubassa che arrivava.
Nick coi suoi uomini scendeva in gran fretta ad incontrarlo.
I nuovi venuti, giunti in cima alla collina, si fermarono aspettando il permesso del conte.
Essendo Cihari ridisceso a recarglielo, salirono dalla strada nel Ronco di San Nazario, terreno dissodato di fresco, ricchissimo di erba, che il proprietario aveva loro per speciale deferenza concesso.