— Se voi volete vedere Luscià...
— È qui? dove?
La vecchia gli indicò il profilo di alcune tende che apparivano fra i salci.
— Volete?
Ella si allontanò frettolosamente, e il conte, smontato da cavallo, sedette contro la ripa della strada, le briglie in mano, ad aspettarla.
Poco dopo Luscià, sbucando da un vicino campo di granoturco, gli buttava le braccia al collo, sclamando:
— Bel rai, buon rai, sor lo rai, sei venuto vedere Luscià, Luscià t’aspettava, Luscià innamorata dei tuoi begl’occhi, che hai recato a Luscià, bel rai, buon rai?
Così tutto d’un fiato. Poi tacque, abbandonandosigli voluttuosamente sul petto e sulle ginocchia.
Aveva il viso acceso, gli occhi lucenti, i capelli vagamente scomposti e cosparsi di fioralisi; il suo corsetto celava a stento il seno precocemente turgido: era affascinante.
Il sole era alto, abbagliante, il cielo striato di sottili strisce bianche, l’aria grave, profumata di vapori ardenti; nei campi uno stormire leggero, un brivido soffocato; una cicala strideva ad intervalli e cresceva il silenzio.