Deh! tu onnipotente Iddio, arridi dal Cielo a sí felice augurio: conserva nel Re il padre e benefattore del popolo: conserva nel popolo la famiglia ed il baluardo del Re: conserva nel Parlamento nazionale il vigile custode delle nostre Istituzioni e delle nostre leggi, e fa che viva e regni per lunghi anni l'augusto nostro Ferdinando, sí che divenga il Nestore dei Monarchi Costituzionali[44].

Il re rispose brevemente cosí:

Gradisco sommamente i bei sentimenti e leali che il Parlamento per l'organo del suo presidente mi esprime e spero con la sua cooperazione vedere sempre piú felice e tranquilla questa Nazione che per tanti anni ho governato e governo.

Indi Ferdinando primo, preso il discorso d'apertura, lo porse al figlio Francesco, duca di Calabria che lesse:

Signori Deputati,

Incomincio dal render grazie a Dio che ha conservato la mia vecchiezza, circondandomi di lumi pe' miei amatissimi sudditi. In voi considero la nazione come una famiglia, della quale potrò conoscere i bisogni e soddisfare i voti. Non altro è stato mai il mio desiderio nel lungo regno che il Signore mi ha concesso se non di ricercare il bene e di seguirlo. Voi mi presterete d'ora innanzi la vostra mano nell'adempimento di questo sacro dovere: ed io raccogliendo dalla vostra propria voce i voti della nazione, sarò liberato dall'incertezza di doverli interpetrare. Per conseguire l'oggetto delle nostre comuni cure, io debbo richiamare la vostra attenzione alle importanti operazioni che vi sono commesse ed alle difficoltà che noi dobbiamo superare. Il conoscer queste sarà un eccitamento maggiore alla vostra saviezza ed alla vostra prudenza: ci farà acquistare anche la gloria, se avremo saputo trionfare degli ostacoli che ci presentano le circostanze dei tempi, e le conseguenze stesse delle stesse nostre passate vicende.

Voi siete in primo luogo incaricati dell'importante opera delle modificazioni da farsi alla Costituzione Spagnuola, onde adattarla al nostro bisogno. Molte delle nostre istituzioni sono compatibili con qualsivoglia ordine politico. Tali sono la divisione del nostro territorio, il sistema di pubblica amministrazione, ed il nostro ordine giudiziario. Io sono sicuro che il Parlamento valuterà sopratutto il bene di evitare il piú che è possibile i cangiamenti dell'ordine interno, e tutto quello in generale che la nostra stessa esperienza ci raccomanda.

Noi consolideremo la Costituzione, se la fonderemo sulle basi delle nostre antiche instituzioni e delle idee che ci sono familiari. Non intendo già che questa considerazione vi ritenga dal proporre quegli inevitabili cambiamenti che sono necessari a rendere solido, durevole ed utile alle generalità il nuovo ordine politico che oggi fondiamo. Il mio animo riposa tranquillo nella saviezza del Parlamento, che saprà scegliere il giusto mezzo tra la necessità e l'utilità.

Vi raccomando principalmente di assicurare l'ordine pubblico, senza del quale ogni sistema politico e civile resterebbe privo d'effetto. Voi saprete dar vigore al governo, la forza del quale si confonde con quella delle leggi, quando il suo andamento è da questa diretto. Custodite gelosamente le guarentigie individuali dei cittadini: non sottoponete le volontà particolari alla generale; e rivestite l'autorità che la rappresenta di tutti i mezzi necessari a farla rispettare. Questo è il primo carattere d'ogni governo civile e d'ogni nazione che voglia far rispettare la propria indipendenza.

L'inviolabile attaccamento che la nostra nazione ha dimostrato alla nostra cattolica religione, mi rende sicuro che il Parlamento ne custodirà la serietà, e conserverà con ciò il piú bel pregio della Costituzione. Noi non siamo mai stati persecutori delle idee altrui ed abbiamo sempre lasciato a Dio il giudizio della credenza degli altri. Il nostro suolo non è stato mai macchiato di persecuzioni religiose, anche nel tempo del fanatismo e dei pregiudizii. Ma i popoli che professano un'altra credenza, non hanno il diritto di contaminare neppure coll'esempio, la verità e severità della nostra dottrina. I doveri dell'ospitalità non possono essere maggiori di quelli che noi abbiamo verso noi stessi.