7º Il numero degli avvocati, il quale ad alcuni sembra soverchio, può non credersi tale, se si riflette, che in questo ordine si restringeva pochi anni fa tutto il sapere civile della Nazione; e che in esso anche il talento poteva incontrar la fortuna, al patto, non rade volte, di rinunciare ai sentimenti piú generosi.

Quindi le osservazioni sul numero degli avvocati nel Parlamento non cadono sulle loro persone; ma sopra alcune memorie appartenenti alla loro classe, alle quali essi recano una felice eccezione.

Si desidera che l'eloquenza parlamentaria faccia dimenticar la forense[51]. Questa non saprebbe che oscurare l'evidenza delle cose, corrompere il dritto sentire, e sostituire lunghe parole alle forme amabili e severe della libertà.

Le biografie che seguono sono tratte dai protocolli di Polizia e dell'Interno del grande archivio di Stato di Napoli, dal giornale la «Minerva» del 1820-21, dall'«Omnibus» politico e dal «Pittoresco» diretti dal nap. Vincenzo Torelli e dagli elogi funebri recitati nelle varie occasioni di morte di quelli che appartennero al Parlamento del 1820.

Dei seguenti deputati non ho notizie — per quante ricerche io abbia fatte — e quelle poche che ho, non bastano, quantunque io abbia fatto inutile appello, nelle provincie meridionali, ai loro discendenti.

Angelini Giovan Felice — Basile Saverio — Carlino Ippazio — Castagna Michelangelo — Cassini Domenico — De Cesare Innocenzo — Comi Vincenzo — Coletta Michele — Conti Carlo — Giordano Tommaso — Jannantonio Papiniano — Losapio Giuseppe — Lozzi Antonio — Orazio Giuseppe — Paglione Giovan Domenico — Petruccelli Francesco — Rossi Francesco — Strano Francesco.

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Arcovito Girolamo[52]. — Fu uno dei difensori di Vigliena nel 1799. Era nato nel 1771 in Reggio Calabria da Natale e da Teresa Ranieri. Fu chierico, ma gettata la sottana, si diede agli studi di legge in Napoli. Nel 1796, fu nominato capo-cantone in Calabria. Dopo i fatti del '99, chiuso in prigione e dannato a morte, fu invece mandato nel castello d'Ischia[53] e godé dell'indulto del 1801 e si laureò avvocato nel 1803. Dai Francesi fu fatto commissario delle colonne destinate alla repressione del brigantaggio, poi giudice, quindi presidente di G. C. Criminale. Tornati i Borboni restò in carica. Nel 1820 fu deputato operoso, e combattette la partenza del re per Lubiana. Nel 1821 fu presidente della Camera e firmò la nobile protesta, nel momento stesso che gli Austriaci entravano in Napoli.

Nella reazione perdette il posto di magistrato e fu latitante fino al 1825, anno in cui fu amnistiato; ma esiliato fino al 1829 in Salerno.

Morí il 1º dicembre 1847. Fu marito d'una Musitano e lasciò erede il figlio adottivo Natale Musitano.