Catalano Vincenzo[64]. — Nacque il 26 gennaio del 1769 a Fiumara in provincia di Reggio-Calabria da Antonio e Maria Cutellé. S'ebbe a maestri in Napoli Longano e Conforti. Esiliato pei fatti del '99, ebbe cattedra di diritto a Marsiglia e di lingua italiana in quel liceo. Tornato nel regno tu promosso giudice d'appello in Lanciano ed alla restaurazione del 1815 presidente di G. C. Criminale. Ma l'ingegno versato piú nel diritto civile gli fece chiedere ed ottenere di far parte della G. C. Civile degli Abruzzi.

Fu poi procuratore generale a Catania e nel 1820 consigliere di Corte suprema a Catanzaro. Nel ventuno rinunziò a tutto e volle dedicarsi esclusivamente all'avvocheria.

Come giureconsulto dettò eruditissime memorie Sulle quistioni transitorie per la legittima dovuta ai figli sulle donazioni pie delle nuove LL.: quando la successione si fosse aperta sotto l'impero delle novelle.

È notevole di lui la raccolta delle decisioni della G. C. Civile degli Abruzzi.

Morí ai 23 di agosto 1843.

Coletti Decio. — Nato in Cisterna il 21 settembre 1753 fu educato nel seminario di Caiazzo, ove apprese le lingue dotte e le lettere; e quindi nel collegio di Capua, in cui venne ammaestrato nella filosofia e nelle matematiche. Compito il corso della giurisprudenza presso il professore Fighera, attese all'avvocheria. Nel 1799 però fu commissario del potere esecutivo a Capua, indi rappresentante del popolo nella Commissione legislativa.

Esiliato in Francia, passò dopo alcuni mesi in Torino, e quivi divenne segretario-archivista nel tribunale della salute. Il suo merito non tardò ad essere conosciuto e quantunque straniero fu nominato primo professore di matematiche in quelle pubbliche scuole; e di umane lettere nelle altre di Carignano.

L'accademia di storia e belle arti di Torino l'ascrisse tra i suoi membri ordinari. Di là potè nel 1806 restituirsi nella terra nativa: ma il governo di allora togliendolo alla sua solitudine lo promosse tre anni dopo a procuratore generale sostituto presso la Corte di appello di Altamura, della quale poi tenne la presidenza dal 1810 al 1817, quando coi semplici onori di presidente passò giudice nella gran corte civile di Trani.

Di là lo trassero i voti della provincia. Avvocato e matematico, poeta e magistrato seppe insieme conciliare le facoltà che sembrano tra loro piú insociabili.

Delfico Melchiorre[65]. — Nacque il 1º d'agosto 1744 in Leognano, castello baronale, da Bernardo e Margherita Civico, scampati all'invasione tedesca.