Documentare sarebbe lungo e poco utile. Uomini insigni della politica e dell'università hanno partecipato a questi dibattiti. E nell'incrociarsi di attacchi, di difese, di critiche, di proposte, nella varietà delle opinioni intorno a ciò che il partito radicale dovrebbe fare, il concetto dell'esistenza e della necessità di esso si profilava nettamente come di un partito di riforma; ma di quelle riforme che, esigendo una maggiore audacia di visione e di confidenza nell'avvenire e spostando troppi interessi consolidati, sono dai partiti unilaterali di estrema ritenute possibili solo mediante uno sforzo rivoluzionario, dai conservatori avversate tenacemente, dai radicali sostenute e volute come normale progresso; come esigenze dei gruppi nuovi, delle energie giovani e in formazione, degli interessi sino ad ora sacrificati ad altri politicamente più forti; e quindi esigenze di tutta la società, considerata non staticamente ma nel complessivo sviluppo suo, come giustizia e diritto che si realizzano.
La storia del partito radicale
È teoria e fatto e proposito del partito radicale, in questi ultimi anni di vita italiana e per i prossimi, la politica dei cosidetti blocchi. I socialisti e i repubblicani, dopo averla largamente favorita negli anni nei quali c'era da impiegare la somma mirabile di energie popolari liberate e fatte erompere da quella riconquista della libertà che si ebbe nella memorabile lotta del 1900, se ne sono stancati e ne sono divenuti oggi i critici più aspri; effetto, questo, in parte della pertinace ideologia rivoluzionaria e di una febbre di riforme che fanno parer lento ogni moto sociale normale, ed in parte del successo medesimo della politica dei blocchi, che deluse quelle frazioni le quali non tanto desideravano i progressi della democrazia, realisticamente intesa, quanto quello delle loro pregiudiziali e del loro sistema.
E si è voluto vedere nei blocchi come l'ultima fase del trasformismo politico, e il partito radicale, assunto prima dall'on. Luzzatti poi dall'on. Giolitti al potere, affogare in quel trasformismo. Sicchè oggi, all'infuori delle due pregiudiziali, la repubblicana e quella della lotta di classe, non ci sarebbe più che confusionismo e arrivismo; quello causa insieme ed effetto di questo. Anche i socialisti riformisti, appunto perchè non accettano nè l'una nè l'altra pregiudiziale, son dichiarati dai loro compagni di ieri transfughi e traditori e arrivisti; e soffia allegramente sul fuoco la destra.
L'ampiezza stessa e l'esagerazione della condanna, debbono avvertirvi che un grosso equivoco si nasconde in essa. Io non saprei spiegarvelo meglio che rifacendo, brevissimamente, la storia del partito radicale italiano.
La democrazia radicale italiana ebbe da principio tradizioni, intenti, animo repubblicano. Ma rivelatasi nel 1848-49 l'insufficienza di moti popolari a costituire l'unità italiana, e avendo la monarchia di Savoia fatta sua questa causa, il pensiero della repubblica fu messo da parte per costituire intanto l'unità. Raggiunta questa, incominciò il distacco del radicalismo dall'idea repubblicana, fra il 1870 e il 1876, quando, nelle prime lotte fra i mazziniani puri ed altri che facevano capo a Giuseppe Garibaldi, all'idea di un'azione direttamente rivoluzionaria, volta a rovesciare la monarchia, o all'astensionismo di altri che vedevano l'inanità di questo sforzo e suggerivano di attendere tempi migliori, accelerando intanto l'educazione delle masse, si sostituì il criterio di esplicare, pur nell'orbita delle istituzioni e dell'attività parlamentare, un'opera positiva diretta al raggiungimento delle conquiste democratiche compatibili con il monarcato; prima fra queste il suffragio universale, per il quale furono più tardi tenuti i cento comizi del 1880, ed il comizio de' comizi in Roma, nel febbraio 1881.
Per la prima volta il radicalismo ebbe forma e veste concreta di organizzazione nazionale nella «Lega della democrazia» costituita in Roma, sotto l'egida del prestigio di G. Garibaldi, il 21 aprile 1879, e da Garibaldi stesso annunziata all'Italia con un manifesto in data 26 aprile¹.
¹ Giova riprodurre questa pagina, memoranda nella storia del radicalismo:
«Agli italiani,
Il fascio della democrazia è formato.