Nè ciò farà dispiacere allo stesso on. Giolitti. Egli è oramai, per antonomasia, il governo, e il governo—come il regno dei cieli—subisce violenza e i violenti lo conquistano.
Mirabile tecnico del governare, egli ha anche, e lo ha confessato, benchè sia pronto a sacrificarla agli eventi, una leggera inclinazione a sinistra. Conscio, assai più di quelli che gli attribuiscono un'astuzia e un'efficacia illimitate, dei limiti veri dell'opera sua, e del prevalere degli eventi, le cui complesse condizioni a nessuno è possibile abbracciare con l'occhio e con l'opera previdente, egli governa a cicli.
Chiamato al potere, egli si crea intorno l'equilibrio politico e parlamentare che gli par meglio rispondente alle esigenze del momento, cautamente valutate, e governa con esse. Quando sente che il vecchio equilibrio è perduto e la legge del nuovo non apparisce, se ne va: e dà un piccolo colpo al barometro, perchè la lancetta indicatrice si muova. Finite le oscillazioni un nuovo ministero Giolitti è pronto.
Mai l'on. Giolitti si adatterebbe a fare del barometro politico di un gruppo il suo barometro, della lancetta dell'on. Fera la sua lancetta. Accoglie i partiti nel suo equilibrio, torcendoli un poco e deviandoli dal loro piano; non ama le correnti impetuose, che trascinano, nè le polarizzazioni che diminuiscono il settore sul quale gli sia possibile scorrere liberamente.
Quindi altra indicazione: nella presente politica giolittiana di equilibrio e di sintesi instabile il partito radicale entra nella maggioranza diminuito, costretto a fare parziale sacrificio di sè, per accomodarsi alle esigenze parlamentari e politiche; ma un disagio assiduo ed a volte acuto lo avverte che esso deve, se non vuol perdersi e dileguare, prepararsi a pesar sulla bilancia con un più fresco corredo di idealità e più alacre temperamento di lotta e più largo consenso popolare.
Dissensi e consensi fra radicali
Ma più autorevole, in materia, sarà l'opinione dei radicali medesimi. Gli avversari nostri ci chieggono, con ironia, se c'è un'opinione radicale; comune, cioè, a tutti coloro i quali si sentono e si muovono nell'ambito della politica radicale. L'on. Giolitti insinuava che no; molti gridano, egualmente, che no. E pure, se io potessi porvi sotto gli occhi le dimostrazioni più autorevoli, individuali o collettive, degli uomini del partito, dal congresso del novembre scorso, per non risalire più indietro, ad oggi, non vi sarebbe difficile discernere alcune direttive costanti.
Due, almeno, sono evidentissime: la laicità, come difesa contro il clericalismo e come concezione dello Stato e della sua attività nel campo della cultura, e il pensiero che il radicalismo sia in potenza e debba praticamente essere come il nucleo centrale di una nuova coesione ed organizzazione politica delle forze democratiche¹.
¹ Nel celebre opuscolo L'Italia aspetta, (1878), A. Bertani, chiestosi se esistesse una Estrema sinistra, e risposto che sì, aggiungeva: «Ma questa Estrema sinistra non avrebbe ragione d'essere se le mancasse l'appoggio della democrazia e se questa non avesse propositi fermi per far accettare le sue idee ed arrivare con essa, sia pure incerto il dì, al governo d'Italia. E queste idee e questi propositi debbono manifestarsi oggidì nella questione ecclesiastica, ecc.». E G. Bovio così indicava la funzione dell'Estrema: «L'Estrema sinistra compie il suo ufficio educando la coscienza nazionale, affinchè intenda la parte sempre crescente che le è dovuta nella funzione della sovranità. Tende al potere perchè non è ascetica, ma vi tende in una rivoluzione più larga, cioè non puramente parlamentare, ma nazionale». Ed ancora egli le attribuiva «le funzioni, così feconde di ottimi risultati, di esploratrice di avanguardia del grande partito di sinistra».
L'affermazione di laicità militante voi trovate nell'ordine del giorno del congresso ricordato sulla tattica del partito, nel discorso dell'onorevole Fera, nelle interviste di radicali autorevoli, nel recente ordine del giorno della direzione del partito, nel programma di recenti derivazioni del radicalismo, come sono le nuove associazioni democratiche di Milano e di Cremona.