Nella conversione avrebbero pure a comprendersi i beni di quelle corporazioni religiose di Lombardia il cui incameramento venne impedito dall'articolo II_j_, del trattato di Zurigo del 1859…
La conversione… permetterebbe di provvedere in pari tempo, con un più equo riordinamento dell'ingente patrimonio, anche al miglioramento delle condizioni veramente infelici del basso e infimo clero, popolo e plebe anche esso; verso di questo sarebbe giustizia; verso le intemperanze dell'alto clero, verso i semenzai dell'oscurantismo, verso la propaganda insidiatrice della vita sacra della patria sarebbe utile difesa dello Stato e della civiltà.
Poichè se la democrazia non intende di offendere menomamente la libertà del culto cattolico, come di qualsiasi altro culto, tutti eguali innanzi a lei nel grande principio della libertà di coscienza; se nemmeno è nei suoi metodi di combattere i principî con rappresaglie personali, vi ha però un limite nella mente segnato che ella non consente a nessuno di varcare; e lo segnano i diritti degli altri cittadini ed i diritti della grande collettività nazionale.
Del resto alla conversione del patrimonio ecclesiastico dovrà provvedersi tosto o tardi in ogni modo, con una o con altra soluzione qualsiasi».
Al criterio di colpire in alto, favorendo il basso clero, taluni fecero opposizione allora, così come a un eguale programma sostenuto dall'illustre prof. F. Scaduto al recente congresso tenuto in Roma dal partito costituzionale democratico, taluni dei congressisti si opposero. E nella relazione della Commissione nominata per giudicare delle modificazioni ed aggiunte presentate al Patto di Roma, relazione stesa da Enrico Ferri, si legge:
«I signori… vorrebbero tolte le proposte relative alla distinzione fra basso e alto clero, pensando che al clericalismo di ogni grado nulla si debba concedere mai. La Commissione, pur consentendo nel principio generale, ritiene che nella attualità pratica ed economica del nostro paese non si possano disconoscere le diversissime condizioni dell'alto e del basso clero, e la miseria, sempre dolorosa da chiunque sofferta, che a quest'ultimo è inflitta dai preti più gaudenti perchè altolocati».
Ma non è questo il solo motivo della distinzione da fare; nel basso clero noi possiamo rispettare una religione e una chiesa popolare alla quale ancora molta parte del popolo aderisce, il cui pensiero non può essere mutato chiudendo le chiese; mentre il papato e l'alto clero fanno, imponendosi al basso clero e ai fedeli, una politica di intolleranze e di dominio clericale e mutano la chiesa in partito.
² Verrà giorno che il Paese, sinceramente rappresentato nei suoi Consigli legislativi, casserà la legge delle guarentigie, dichiarando:
«Che la Chiesa cattolica non è riconosciuta dallo Stato se non come libera Associazione di credenti; che, come tale, è posta, nei singoli sodalizi che la compongono, sotto gli auspici del Diritto Comune, di cui gode, come ogni altra Associazione religiosa e civile, tutte le libertà; sottostando nello stesso tempo, in caso di abuso, alle sue sanzioni». (SAFFI, Scritti, XI, pag. 260).
Nell'opuscolo L'Italia aspetta, A. Bertani scriveva: