¹ Vedi N. R. NICOLAI: Burocrazia e funzionarismo. Note e raffronti. Roma, Tipografia del Senato, 1913.

E la burocrazia si attribuisce una parte sempre più larga del potere legislativo, non solo preparando le leggi complicatissime, nelle quali le due Camere male riescono a veder chiaro, ma dando una crescente importanza effettiva ai regolamenti, che son leggi sovrapposte alle leggi.

Ma c'è qualche cosa di fatale in questo crescere dei poteri dello Stato e delle attribuzioni dei suoi organi esecutivi; e la democrazia non ha ancora trovato un punto di appoggio per far forza contro questa crescente invadenza, per contenere e limitare la burocrazia con altre forze, organizzazioni ed espressioni d'interessi, che sieno fuori dello Stato e delle sue presenti delimitazioni amministrative, e che possano domani, rompendo queste delimitazioni, entrare più efficacemente nel giuoco della vita pubblica e ristabilire l'equilibrio.

E da ciò la debolezza, in questi ultimi tempi, dei partiti della democrazia estrema: del socialismo ufficiale che, dall'avvertito dissenso fra i miti originarii e la realtà dei processi sociali tenta di liberarsi rigettando la colpa su questa realtà e rifacendosi rivoluzionario; e dei partiti positivi e realistici di riforma (radicali e socialisti riformisti) che, non vedendo ancora le linee di una larga ed organica ricostituzione sociale, si attardano nell'esame di piccole riforme, non atte a distinguerli dai partiti medi ed a farne leva e strumento di profonde trasformazioni.

I sindacati

E tuttavia questo punto di appoggio c'è. Non sono i partiti, i quali hanno essi stessi bisogno di essere risanati e fatti forti contro la burocrazia. E non sono le regioni, alle quali spesso si pensa quando si tratta di decentramento, più per reminiscenze letterarie che per chiaro intuito politico.

Se lo Stato burocratico è forte, perchè è esso solo una colossale organizzazione, mentre ogni altro vecchio vincolo di coesione sociale si va disgregando, fuori di esso e sovente in lotta con esso, noi non vediamo che un altro vincolo di coesione, la comunità d'interessi professionali, la classe, il sindacato.

I sindacati—preghiamo il lettore di non confonderli con il sindacalismo rivoluzionario, dottrina in uso di un solo sindacato—iniziano un processo di reintegrazione organica della società. Essi empiranno della loro storia il secolo XX.

Creeranno delle coesioni così salde da poter vittoriosamente resistere alla burocrazia che ne è gelosa, modificare lentamente la generica e metafisica rappresentanza politica in disciplinata e positiva rappresentanza d'interessi. Non annulleranno lo Stato, perchè avranno anche essi bisogno di rappresentanze collettive, della nazione, unità etnica, giuridica, economica, di uno strumento di equilibrio e di sintesi; ma ne limiteranno le funzioni, ponendolo dinanzi, non ad innumerevoli atomi dispersi, ma ad un numero non grande di potenti organizzazioni nazionali.

Il sindacalismo teorizzato per uso e consumo degli operai rivoluzionari non vede che una classe, di fronte all'affermata e postulata compagine del blocco borghese; e assegna ai sindacati un compito di resistenza e di lotta che ci rinvia a nebulose palingenesi remote e dal quale mal si trarrebbe un qualsiasi criterio di politica positiva e realistica e di riorganizzazione sociale.