Il moto sindacale nel quale noi vediamo il primo inizio del decentramento che la democrazia presentiva e invocava si estende a tutte le classi, e celebra quasi ogni giorno silenziosamente le sue conquiste. Ieri, ad es., si annunziava la costituzione del sindacato degl'industriali cotonieri. Non trust, che la moltiplicità di componenti non permette di temere, ma sindacato vero di produttori.

E tutte le categorie di funzionari dello Stato si vanno sindacando, dai magistrati ai custodi di musei. E taluni sindacati più numerosi fanno già capo a dei parlamentini, riconosciuti per legge; benchè questa si ostini poi a voler trattare solo con la classe delle tabelle, non con quella che si disciplina e si organizza nei liberi sindacati.

Certo anche i sindacati hanno oggi, specialmente presso di noi, una vita tumultuaria, vincono a stento l'individualismo diffidente ed astuto, che è cosa caratteristicamente italiana; seguono la pressione di un immediato interesse, non discernono una loro funzione durevole. Sono polemici e battaglieri, accampano sulle trincee, non intendono ancora che il primo dovere è quello di correggere, migliorare, disciplinare la funzione sociale sulla quale il sindacato riposa.

Ma quello che oggi non è, verrà col tempo; perchè, come dicevo, questo moto che oggi si inizia è destinato a ricostituire dalle sue basi la società.

E intanto esso accelera la trasformazione dei partiti e dello Stato moderno. Insieme con l'altro della libertà spirituale o, ci si passi la frase, della politica dello spirito e delle fedi, dell'educazione, dell'autonomia come fatto interiore e di coscienza, è il maggiore problema della democrazia, perchè riguarda l'organizzazione di essa, il ricostituirsi delle funzioni sociali in unità corporative, l'armonia e l'equilibrio fra di queste, la tutela dei supremi interessi dei consumatori contro le coalizioni e le possibili esorbitanze dei singoli gruppi di produttori.

Una concezione idealistica insieme e realistica della società e dello Stato, quale noi vagheggiamo, non vede negli individui, innanzi tutto, dei soggetti di diritto; in ciascuno di essi è, desunta dalle esigenze della comune umanità, ma definita dalle condizioni storiche date, nelle quali egli è posto ad operare, una vocazione nativa, un fine, una funzione, una responsabilità ed un dovere. E il primo diritto di ciascuno è quello di fare il proprio dovere; primo, anche nella protezione che lo Stato deve accordargli. Un fine da perseguire, non come singolo, ma nella società degli uomini, una funzione sociale da compiere, fine e funzione che cercano di chiarirsi e di esplicarsi, questo sono gli individui, nell'immensa rete di generazioni e di rapporti sociali nella quale hanno esistenza.

E dove la posizione e quindi la funzione sociale è eguale od affine in molti individui, quivi essa costituisce un vincolo morale e spirituale che non può essere soppresso, una affinità di tendenze, una comunità di interessi che associa i singoli e li costituisce in gruppi o in classi; con questo dovere supremo e fondamentale di cercare insieme il migliore svolgimento e compimento della propria funzione. I miglioramenti economici sono legati a questo e dipendenti da questo fine; poichè anche i sindacati non hanno che il diritto di esser messi nelle condizioni più atte a compiere il proprio dovere.

Non è dunque una lotta di interessi, nella quale mancherebbe qualsiasi norma, all'infuori delle composizioni mediante la forza, per i contendenti, ma un moto spirituale di riaggregazione e di riordinamento che i sindacati compiranno. Essi incominciano, nel loro processo, a sottrarre forza ai partiti, organizzazioni di tendenze politiche economicamente e moralmente eterogenee. Le confederazioni generali del lavoro dichiarano, ad es., di essere libere da ogni dipendenza ufficiale di partito: talora giungono a dichiararsi apolitiche; non fanno che la politica della classe organizzata.

Gl'impiegati, in Italia, i maestri, i professori sono gruppi di forze che agiscono spesso, anche elettoralmente, per loro conto, spostando l'equilibrio dei partiti.

(Taluni professori hanno poi creato in questi ultimi tempi una specie di radicalismo loro, ereticale e dotto, più critico che fattivo, ma lievito fecondo di rinnovazioni, che ha nell'Unità di G. Salvemini il suo organo).