Intanto, noi radicali non possiamo consentire, anche per supreme necessità di esistenza come partito, che le spese militari compromettano lo sviluppo dei servizi civili e degli ancora invocati provvedimenti sociali.

_Noi vogliamo quindi che la massima parte degli introiti normali del bilancio sia assicurata a questa politica di pace operosa; e che a fronteggiare le spese della guerra passata, che gli avanzi non copersero, e quelle altre che eventualmente fossero dichiarate inevitabili per la difesa nazionale, pensino solo le classi ricche, mediante una imposta progressiva sul reddito_¹.

¹ Un tale punto di vista fu, quando già queste pagine erano scritte e pubblicate, sostenuto alla Camera per conto del gruppo radicale ed accettato formalmente dal Governo, quando fu discussa la legge che modificava il reclutamento militare. Anche dei socialisti ufficiali taluni, smettendo il pessimismo catastrofico, sembrano avvicinarsi a un programma di riforme tributarie o sociali associate.

Il programma politico-sociale

Più arduo lavoro è definire il radicalismo, quando si tratti di delineare le concrete e immediate rivendicazioni giuridiche, politiche, economiche nelle quali debba inverarsi, pei prossimi anni, il cammino e il divenire della democrazia. Vi si provava recentemente l'associazione radicale romana, in uno schema di programma, perdendosi nel laberinto di una interminabile serie di articoli e di capoversi.

La vita pubblica italiana non offre oggi una questione prevalente e assorbente in una sua soluzione della quale si concreti lo spirito democratico: lo sgravio dei piccoli consumatori con imposte che pesino più direttamente sulla ricchezza, la liberazione del consumo e dell'industria da taluni dazi doganali (zucchero o ferro) che pesano su di essi più fortemente, il minacciato fallimento dei comuni a corto di risorse, la trasformazione dell'agricoltura, la colonizzazione interna, problemi gravissimi tutti, non sono intesi così potentemente che sia necessario porre l'uno o l'altro o più di essi in primissima linea; e tutti insieme si disputano l'attenzione e le preferenze.

Un altro gravissimo problema, da lungo tempo agitato, quello del miglioramento delle condizioni di vita delle plebi del Mezzogiorno, attende non dalle leggi, ma da uomini nuovi e da iniziative vigorose, la sua soluzione. Scuole, strade, acqua, le supreme necessità alle quali lo Stato possa direttamente provvedere, furono già offerte con più larghezza, da leggi recenti, a queste regioni¹.

¹ Un meridionale osservava testè nella Voce (19 giugno) la questione meridionale esser faccenda di riduzione dei tributi, innanzi tutto; trovava modo di dichiarare, passando, che la questione religiosa ed ecclesiastica non c'entra proprio per nulla. Le intendenze di finanza hanno sole il segreto della vita dello spirito nelle plebi meridionali! Queste ricadute in un ingenuo materialismo economico sono oramai paradossali.

Ma raccogliere intorno ad alcuni argomenti centrali il pensiero radicale, nel campo della vasta congerie di provvedimenti sociali auspicati, è pure possibile, rifacendosi ai due cardini indicati: educazione dell'individuo all'autonomia (umanismo reale e integrale, dicevano i teorici del socialismo scientifico); ricostituzione della autonomia degli enti pubblici e delle associazioni d'interessi professionali; tutela e incremento delle energie vive e fattive della nazione.

Nel primo campo le categorie che attendono ancora da una ulteriore democrazia la loro liberazione sono principalmente tre: