Poichè, nel parlar di partiti, noi cadiamo sovente in due illusioni; l'una, suggeritaci dalla storia costituzionale inglese, che essi sieno o debbano essere unità permanenti e parallele entro le quali si svolga, in contrasti ed alternative normali, la vita politica di un paese; cosa che è realmente avvenuta in Inghilterra, ma solo in essa.
L'altra illusione, anche più pericolosa, è quella di applicare alla storia e allo studio dei partiti, realtà perennemente mutevole e fluente, schemi, idee astratte, tradizioni, programmi irrigiditi in formule, i quali sieno venuti perdendo il loro significato sino a non averne più alcuno o quasi.
Per giudicare utilmente e saggiamente di un partito, bisogna, dunque riferirsi a tutto il complicato processo della vita sociale e politica di un paese, al cozzo degl'interessi sociali, alla dialettica immanente delle grandi idee rinnovatrici, e vedere se di questa vivente realtà sociale esso si nutre, se per essa mantiene intatte le sue ragioni di essere, parola e strumento efficace di lotta.
Con questo criterio io esaminerò, come il lettore vedrà, rapidamente le tradizioni, lo stato attuale, il programma del partito radicale e del radicalismo italiano.
Del radicalismo, dico, e non solo del partito radicale; poichè quello è un fatto assai più vasto e profondo che non sia questo. Nel partito degli ultimi tempi mal si cercherebbe—chi non lo riconosce?—intiera l'anima del radicalismo italiano; esso fu cosa troppo strettamente politica e parlamentare: non si arricchì delle nuove correnti ideali, non partecipò ai moti spirituali che affaticarono profondamente e rinnovarono in parte la coscienza italiana, non seppe veder subito quello che, nel socialismo, era cosa e compito suo, non osò erigersi giudice del parlamento e dello Stato nel nome di un diritto nuovo che si andava lentamente facendo.
Ma se è facile criticare ed attaccare il partito radicale per quello che esso non fu e non fece, la critica è sterile e diventa malvagia quando non riconosce che esso ha conservato una tradizione ed un organismo, che è un istituto politico nel quale il radicalismo diffuso e disperso, cercante ancora le sue espressioni e la coesione politica, può e deve precipitarsi, per rinvigorire il partito e rinnovarlo e muovere per mezzo di esso alla conquista della vita pubblica.
Abbondano in Italia gl'ingegni e gli animi fervidi e si discute, assai più vivacemente—ed è buon segno—da qualche tempo, di problemi pubblici e delle direttive che è necessario imprimere alla nostra vita nazionale, e gruppi di volonterosi si formano intorno a vecchi combattenti o ad uomini nuovi e cercano animosamente di chiarire a sè e al paese e definire le fedi intorno alle quali, come a bandiere, raccogliersi¹.
¹ Ricordiamone alcuni dei più recenti: riformisti di destra, nazionalisti, liberisti—i quali hanno recentemente costituito un comitato di azione—salveminiani, raccolti intorno all'Unità—comitato per il mezzogiorno anche esso costituito nel giugno scorso in Roma.—E i vecchi partiti di Estrema si vanno dividendo e suddividendo in frazioni, per l'affannosa ricerca di un programma. E questo idealismo rinascente ha una grande cura, pressochè in tutti, di affermarsi realistico e studiare problemi pratici; segno di promettente maturità… quando non è indizio di superstite positivismo.
Ma nessun uomo è così alto da aver l'autorità di un maestro e segno dell'idea nazionale, quale lo invocava, negli anni della decadenza, Agostino Bertani¹. E i gruppi e le scuole e le iniziative sorgono e si moltiplicano e si spezzano e si disperdono perchè, purtroppo, i giovani italiani non hanno ancora acquistato o educato in sè il senso della disciplina, della lealtà (la loyalty che è, in Inghilterra, la base dei partiti e la forza della vita pubblica), del sacrificio che ciascuno il quale lavora veramente per un'idea deve pur fare ad essa di una parte di sè, delle sue ambizioni, di ciò che la coscienza gli dice non esser la sostanza e la ragione della lotta, ma modo occasionale e personale di vedere.
¹ Scrive L. Fera nella prefazione ai discorsi parlamentari di Agostino Bertani, pubblicati testè in grosso volume per deliberazione della Camera dei deputati: