«Vigile e severo non mancò di resistere alle deviazioni degli uomini e dei partiti nel periodo incerto del trasformismo e in un momento rapido di depressione degli spiriti e di smarrimento degli ideali proruppe in un grido dell'anima offesa:—Al governo manca il sacerdote dell'idea nazionale, che interpreti i plebisciti e compia tutto quello che possa giovare alla nuova Italia.—

«Il sacerdote dell'idea nazionale è l'invocazione fulgida e solenne che erompe dall'anima eroica della generazione che ha partecipato alla formazione del colossale edificio della patria e dovrebbe essere il monito suggestivo delle generazioni che all'opera mirabile intendono portare il contributo di nuove energie e di nuove speranze».

Le salde coesioni di uomini si formano là dove taluno dirige nel quale traspare da tutta la vita la devozione generosa ad un grande ideale e molti seguono, condotti e disciplinati dalla potenza dell'eroe. Dove questo manca, dove al difetto dei grandi agitatori e conduttori non supplisce in parte la disciplina dell'unità dello sforzo, non sono che labili coesioni d'interessi, tentennamenti e discordie, transazioni e piccole viltà e opportunismi male velati di saggezza politica.

Quelli che anche al partito radicale rimproverano questo oscillare ed oscurarsi dell'idea in coscienze fiacche ed opache e, dinanzi all'avvento di cinque milioni di elettori nuovi alla vita pubblica, invocano una nuova e più vigorosa attività che dirozzi questa massa e la educhi e trovi nelle sue confuse aspirazioni il segreto di un programma di nuova attività sociale e politica, debbono più che ogni altro curar di risalire alla visione della democrazia come di affanno e slancio e programma di un partito di avanguardia, ricollegarsi con commosso fervore e ricordo agli uomini eroici che così la intesero e praticarono, frugar la viva anima popolare per sprigionarne, con la luce di un programma, l'entusiasmo vittorioso, darsi, con tenace operosità, ad un lavoro di organizzazione.

Alcune indicazioni sicure su quello che è il radicalismo

I clericali contro i radicali

Molto, come è noto, si discute ora del partito radicale; e molti maligni sorridono e motteggiano da tutti i canti d'Italia. Ma nello stesso criticarlo e motteggiarlo che si fa, vengon poi messe involontariamente in rilievo dagli avversarii le caratteristiche e le funzioni di esso.

Notate, innanzi tutto. Il grido: dagli al radicale, fu gettato da una sala del patriarcato di Venezia, in quel famigerato discorso del conte Dalla Torre che rinnovava procacemente l'ipoteca del Vaticano su Roma e su tutta la nostra vita pubblica. Giova ricordare le precise parole del conte padovano:

«È a questo nemico più pericoloso d'ogni altro che noi non possiamo e non dobbiamo dar tregua. Dobbiamo ricordare che l'azione del radicalismo è subdola quanto il suo programma di adattamenti e d'infingimenti, atti a farlo apparire quasi il partito del giusto mezzo; e se osa ufficialmente proclamarsi anticlericale, sa privatamente trovare anche per ciò il giusto mezzo, promettendo neutralità… per giungere al potere, ove non tarderà al tradimento. Ricordiamo che il radicalismo è l'agente politico della massoneria¹, più e meglio che il socialismo non ne sia l'agente sociale; ricordiamo che chi precipitò l'êra del laicismo, chi determinò la laicità della scuola, chi proporrà qualsiasi attentato ai nostri diritti ed ai nostri principi fu e sarà, questo organismo, indefinibile nel suo intento e nel suo programma, ma tenace ed inconvertibile quanto lo può essere l'ambizione dei suoi, prima ed unica sua ragione di essere»².

¹ La Massoneria fu per lungo tempo ed è lo spauracchio del quale i clericali si servono per commuovere i loro; ed oggi trovano opportuno riagitarlo. In questi ultimi tempi si ebbe alla Camera e al Senato una levata di scudi, da parte di clericali e moderati, contro la Massoneria; ed altri (nazionalisti, giovani socialisti, Unità) si uniscono nell'assalto. E, dall'altro lato, un notevole risveglio della Massoneria va avvenendo; non avviene all'aperto, ma lo si scuopre a numerosi indizi.